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Fanghi da depurazione: l’Italia spreca una risorsa strategica

Il 54% viene avviato alla discarica o all’incenerimento, quando potrebbe essere valorizzato per produrre biogas, recuperare acqua e nutrienti per l’agricoltura.

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Fanghi da depurazione

In Italia oltre la metà (54%) dei fanghi di depurazione prodotti, pari a 1,6 milioni di tonnellate l’anno, non vengono recuperati. Questi residui del trattamento degli scarichi fognari possono contenere fino all’85% di acqua, oltre a nutrienti fondamentali come fosforo e azoto. Si perde così l’occasione di recuperare oltre 1,3 milioni di metri cubi di risorsa idrica.

Un appello forte a porre rimedio a questo spreco arriva da oltre 50 operatori della filiera idrica italiana che, insieme a ministero dell’Ambiente, Arera ed Enea, hanno partecipato al primo convegno dedicato ai fanghi di depurazione, inserito nel percorso della Community Valore Acqua di Teha.

«Ad oggi – afferma lo studio – la mancata gestione efficace dei fanghi da depurazione comporta uno spreco in termini ambientali (1,4% delle emissioni globali dallo smaltimento dei fanghi), economici (10,6 miliardi di euro di costo globale per lo smaltimento) e strategici, che pone l’urgenza di trasformare gli impianti di depurazione in vere e proprie bioraffinerie capaci di recuperare acqua, nutrienti e energia». Insomma, dalla merda si potrebbe ricavare oro in termini economici.

In Italia, ogni anno, si producono 3,2 milioni di tonnellate di fanghi, destinati a salire a 4 milioni con l’ammodernamento del sistema depurativo, ma attualmente solo il 20% viene riutilizzato in agricoltura, mentre è in crescita l’impiego per la termovalorizzazione e il mono-incenerimento.

Grazie alle tecnologie oggi disponibili, stima Teha, è possibile recuperare oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua depurata di alta qualità all’anno solo in Italia da destinare a usi agricoli e industriali, ma si potrebbero recuperare fino a 63.000 tonnellate di fosforo (pari al 6% del consumo di fertilizzanti in Ue) e fino a 87.500 tonnellate di azoto (1% dei fertilizzanti).

Secondo Teha «i depuratori possono diventare veri e propri hub industriali di economia circolare, capaci di recuperare acqua, energia e nutrienti valorizzabili sul mercato. I fanghi permettono l’estrazione di nutrienti strategici come fosforo e azoto, sempre più richiesti dall’agricoltura europea, e possono generare energia tramite processi come la digestione anaerobica e la gassificazione».

E se i depuratori fossero realmente presenti e ben funzionanti, potrebbero anche evitare di far pagare al paese 13,7 milioni di euro ogni sei mesi di multe alla Commissione europea per il mancato rispetto delle norme sulla depurazione delle acque che, oltre ad inquinare fiumi e mari, finiscono con lo sprecare importanti risorse che, come nel caso dei fertilizzanti, si devono quasi integralmente acquistare dall’estero a caro prezzo.

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