La peste suina africana (Psa) sta mettendo in crisi uno dei simboli del patrimonio zootecnico italiano e dell’arte norcina, la Cinta Senese. Questo baluardo della biodiversità nazionale, con gli esemplari col manto nero e una tipica fascia bianca che avvolge il pettorale e talvolta le zampe anteriori, è un’antica razza suina che ha trovato in Toscana il suo habitat naturale.
Nelle ultime settimane per la diffusione del virus della Psa negli allevamenti toscani, «risulta essere già stato macellato circa il 10% dei circa 3.200 capi totali». E’ il grido di allarme di 15 associazioni Slow Food Italia, FederBio, Legambiente, AssoBio, Aiab, Aiab Emilia-Romagna, Aiab Toscana, Aiab Liguria, La Buona Terra, Veterinari Senza Frontiere Italia, Ari (Associazione Rurale Italiana), Rare (Associazione Razze autoctone a rischio di estinzione), Onas (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi), Uci (Unione Coltivatori Italiani), insieme al Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop) che hanno scritto una lettera al Commissario straordinario alla peste suina africana, Giovanni Filippini, chiedendo un incontro urgente per rivedere le misure previste per contrastare l’emergenza sul territorio nazionale.
Secondo le organizzazioni firmatarie, l’impatto delle misure adottate negli ultimi anni ha assunto proporzioni devastanti sotto il profilo economico per gli allevamenti estensivi e di piccola dimensione, con l’83% degli allevatori di suini italiani che appartiene a queste categorie che usano il pascolo brado. Ciononostante, lamentano gli scriventi, le norme mettono sullo stesso piano i grandi allevamenti industriali e le realtà di piccola scala per quanto riguarda le costose misure di biosicurezza da adottare e i piani di abbattimento a tappeto. Quadro aggravato dalla recente ordinanza commissariale 4/2026, che ha esteso da uno a tre chilometri il raggio di applicazione delle misure conseguenti al rinvenimento di un animale selvatico infetto unicamente per le aziende di piccola scala o familiari e semibrade.
«In questo momento servono risorse economiche per smaltire le carcasse e procedere ai risarcimenti, nelle competenze commissariali» sintetizza l’assessore toscano all’economia, attività produttive, politiche del credito, turismo e agricoltura Leonardo Marras ricordando «l’obiettivo–salvezza della razza più messa in crisi, quella della cinta senese, allevata allo stato brado e quindi più vulnerabile».
In una nota diffusa da Filippini, si afferma come «il Commissario straordinario alla Peste suina africana accoglie con interesse l’appello sottoscritto dalle organizzazioni che a vario titolo abbiano sottoscritto l’appello. Le misure adottate per il controllo della malattia sono in primo luogo volte al raggiungimento dell’eradicazione della Psa e sempre finalizzate alla protezione del comparto suinicolo nazionale ivi inclusi gli allevamenti semibradi o biologici che custodiscono le razze autoctone e la biodiversità zootecnica italiana come le razze tipiche della cinta senese».
Filippini spiega che «la strategia di lotta alla Psa è condivisa con la Commissione europea e attuata tramite regolamenti specifici. I risultati già conseguiti dimostrano l’efficacia della strategia adottata. Oltre all’eradicazione della PSA in Sardegna, l’applicazione coordinata delle misure di sorveglianza, biosicurezza e controllo della malattia, ha consentito di raggiungere lo stesso risultato anche nell’area di Roma, in Calabria e in Campania. Come anche evitare l’espansione del virus in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna consentendo una significativa riduzione delle zone soggette a restrizione. Questi esempi sono di conforto, quando le misure sono applicate con continuità e con il pieno coinvolgimento delle parti interessate, è possibile contenere ed eradicare la malattia, proteggendo gli allevamenti e restituendo ai territori condizioni di normalità».
«L’abbattimento dei capi negli allevamenti nel Pistoiese, previsto dalla legge, sebbene abbia coinvolto esemplari appartenenti a una razza da proteggere, si è reso necessario per circoscrivere il focolaio, interrompere le possibili catene di trasmissione e proteggere gli altri allevamenti del territorio. La particolare modalità di allevamento allo stato semibrado comporta specifiche esigenze nella gestione del rischio e richiede misure aggiuntive e rafforzate. Le preoccupazioni espresse dalle associazioni – conclude Filippini – meritano ascolto e saranno oggetto dell’incontro già convocato per il prossimo 5 agosto che rappresenterà quindi un’occasione di confronto operativo per raggiungere insieme l’obiettivo di contenere l’avanzata del Virus, illustrare nel dettaglio la strategia applicata».
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