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Siccità allarme rosso per fiumi e laghi ai minimi storici, specie al Nord Italia

Riguarda i principali fiumi, a partire dal Po e dell’Adige e i grandi laghi.

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Il grave stato di scarsità di portata del fiume Po al ponte della Becca.

Dalle montagne ai fiumi, fino ai laghi e ai bacini idrici, la siccità continua ad essere un’emergenza soprattutto nel Nord Italia, con il rischio che diventi una nuova normalità perché ancora non se ne intravede la fine.

L’ultimo a lanciare l’allarme è l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto idrografico del Po che conferma la “severità alta” della situazione idrica del fiume italiano, sempre più in sofferenza. Il Po è in siccità estrema, con valori inferiori alle corrispondenti portate caratteristiche di magra: e ad esasperare le ultime riserve di acqua del grande fiume sono le alte temperature che si registrano anche in questi giorni, durante la quarta ondata di calore estiva, ma anche le piogge sempre più scarse, con quelle previste nei prossimi giorni che non risolveranno certo il problema.

«Le conseguenze dei cambiamenti climatici nel Nord Italia potrebbero diventare ancora più gravi per l’agricoltura, l’industria e la popolazione, e per il sistema vitale nel suo complesso – spiega Alessandro Delpiano, segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale del Po -. Dobbiamo presto adottare ulteriori misure di adattamento ai cambiamenti climatici, per non trovarci tra pochi anni a vivere situazioni persino peggiori di questa».

Soffrono anche i grandi laghi, ai minimi storici per le riserve d’acqua, con i livelli in continuo decremento a partire dalla seconda settimana di giugno. La situazione più critica è quella del Lago Maggiore con -40,9 cm, dove sia l’altezza idrometrica sia le portate erogate si attestano su valori prossimi ai minimi storici di riferimento. Una situazione che riversa le conseguenze nel settore agricolo e crea problemi per la coltura del riso nel Vercellese, nel Novarese e nella Lomellina. Anche il Lago di Como (- 30,6 cm) e il Lago d’Iseo (-22,2 cm) sono in condizioni critiche, con quest’ultimo che registra valori riconducibili a condizioni di “siccità estrema”. Il Lago di Garda mantiene invece livelli di riempimento complessivamente nella norma, anche se sono inferiori ai valori medi del periodo.

In Piemonte, spiega Arpa, le criticità riguardano le portate dei fiumi che a luglio presentavano deficit superiori al 30% rispetto alla media storica, con l’eccezione della Dora Baltea. In Veneto non è migliore la situazione fotografata da Arpa alla fine di luglio, con portate molto inferiori alle medie storiche nei maggiori fiumi (da -50% a -70% specie per l’Adige e il rischio della risalita del cuneo salino alla foce) e nei corsi d’acqua montani (da -30% a -50%).

Nelle altre Regioni non va meglio, spiega l’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche: in Emilia Romagna i volumi invasati nei bacini piacentini di Molato e Mignano sono i più bassi del più recente quinquennio. In Liguria sono in riduzione i flussi dei fiumi Entella e Vara. In Toscana tornano a scendere i livelli idrometrici dei fiumi con l’Ombrone, che spicca per le “performances” negative. In Umbria, il lago Trasimeno si abbassa di ulteriori 4 centimetri, arrivando ormai ad un soffio dal record negativo del recente sessantennio. Nel Lazio i bacini romani di Albano, Nemi e Bracciano si abbassano di 3 centimetri in una settimana, mentre i livelli degli specchi lacustri viterbesi di Vico e Bolsena si riducono rispettivamente di 4 e 5 centimetri. E poi ci sono le riserve di acqua stoccate nei bacini idroelettrici che sono sempre più scarse mettendo così a rischio la produzione di energia rinnovabile, così come quella di fonte termoelettrica con l’impossibilità di raffreddare gli impianti.

Nelle Marche crescono le altezze idrometriche dei fiumi Potenza e Nera, mentre le dighe trattengono 43,93 milioni di metri cubi d’acqua, vale a dire meno di quanto registrato in questo periodo nello scorso triennio. In Umbria, il lago Trasimeno, a Polvese, si abbassa di ulteriori 4 centimetri, arrivando ormai ad un soffio dal record negativo del recente sessantennio. La diga Maroggia trattiene mln. mc. 2,92 d’acqua, circa 370.000 in più dello scorso anno; in crescita è la portata del fiume Topino, mentre si riduce quella della Paglia. In Abruzzo, l’invaso di Penne contiene ancora mln.mc. 5,53 d’acqua. In Campania sono in crescita le portate dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sensibile riduzione dei flussi viene registrata nel Garigliano. Nelle regioni meridionali, nonostante il clima torrido e l’intensificarsi dell’evapotraspirazione, l’attività irrigua e le erogazioni per l’uso potabile sono ancora pienamente garantite dagli stock idrici, immagazzinati nei serbatoi artificiali. In Basilicata, i principali bacini trattengono mln.mc. 277,84 (66% dei volumi autorizzati), nonostante in una settimana siano fuoriusciti oltre 13 milioni e mezzo di metri cubi. In Puglia, dove le precipitazioni sulla penisola salentina sono state, a luglio, oltre l’80% inferiori alla media gli invasi a servizio della Capitanata contengono ancora circa il 52% della capacità complessiva a fronte di un’erogazione settimanale di quasi 12 milioni e mezzo di metri cubi: rispetto allo scorso anno c’è un surplus di oltre 104 milioni! Analoga, positiva condizione si registra in Sicilia, dove c’è il 59% d’acqua in più dell’anno scorso e gli invasi sono pieni almeno al 70%. In Sardegna grazie alle piogge vernino-primaverili ed i serbatoi contengono mediamente il 73,38% dell’acqua invasabile (fonte: Autorità di Bacino della Sardegna). Nel mese di luglio il Nord Ovest dell’isola, così come le zone interne, orientali e meridionali, hanno registrato un deficit pluviometrico anche superiore all’80% mentre, su Nord Est e Sud Ovest della Sardegna, le piogge sono state superiori alla media anche del 90%.

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