La lotta allo spreco alimentare ha fatto tanta strada, con una riduzione, in un anno, di 63,9 grammi a testa arrivando a 554 grammi pro capite settimanali. Ma è ancora poco e non basta all’obiettivo Onu di un taglio del 50% al 2030. Al Sud c’è stato un aumento del 7% di spreco (591,2 grammi a testa a settimana) e al Centro del 3% (570,8 grammi); Nord più virtuoso con 516 grammi settimanali a testa.
L’Osservatorio Waste Watcher International, in occasione della XIII Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare del prossimo 5 febbraio, ha realizzato un’analisi di quanto succede nelle cucine di case e ristoranti, con oltre 13 miliardi di euro in alimentari che finiscono nella spazzatura lungo tutta la filiera, di cui purtroppo la quota più rilevante avviene nelle case degli italiani. Dal carrello della spesa, al frigorifero alla spazzatura, lo spreco domestico vale 7 miliardi di euro, superiore ai quasi 4 miliardi di euro di sprechi nella distribuzione, agli oltre 862 milioni dell’industria e a più di un miliardo nei campi.
Proprio sul frigorifero si concentra la campagna “Spreco Zero” 2026: 48 ore, tra sabato 7 e domenica 8 febbraio, per ritagliarsi 15 minuti e mettere in pratica l’operazione #FrigoTrasparente, che prevede ricognizione, controllo delle scadenze e ordine. Infine uno scatto per testimoniare l’impegno.
I “boomer”, nati fra il 1946 e il 1964, secondo il Rapporto, rappresentano la locomotiva della prevenzione dello spreco alimentare con “solo” 352 grammi a settimana di spreco. Ancora molto indietro invece i giovani della “generazione Z”, con quota 799 grammi di spreco settimanali, a cui viene però affidato il compito di alfabetizzare il Paese in tema di nuove tecnologie #sprecozero.
Queste due generazioni, “relazionandosi” possono vincere la sfida dello spreco alimentare, secondo Andrea Segrè, direttore scientifico Osservatorio Waste Watcher International–Campagna Spreco zero. Tra gli altri dati del Report, nella classifica dei cibi sprecati la frutta fresca (22,2 grammi), la verdura fresca (20,6) e il pane fresco (19,6), segue l’insalata (18,8) e cipolle/aglio/tuberi (17,2).
Al ristorante, secondo un monitoraggio in sinergia con Confcommercio e Fipe, 8 italiani su 10 non sprecano il cibo perché lo consumano tutto, oppure lo portano a casa. Dato negativo quello sull’insicurezza alimentare che sale di mezzo punto rispetto all’ultima rilevazione 2025, toccando quota 14,36 e confermandosi quindi un fenomeno strutturale e non marginale. A sud aumenta del 28% e sale addirittura del 50% per la generazione Z.
«Come sistema Confcommercio avvertiamo la responsabilità di contribuire alla riduzione dello spreco alimentare per la parte che ci compete come settore di attività economica e per il ruolo che ogni giorno esercitiamo nei confronti di milioni di consumatori nella distribuzione e nella ristorazione», ha rilevato Lino Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio e presidente di Fipe.
Dal canto suo, il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, ha annunciato l’impegno di avviare un programma di riduzione degli sprechi nelle Pmi, sull’esempio di quanto fanno le grandi imprese che adottano pratiche di mitigazione e riduzione nell’85% dei casi contro il 30% delle piccole e il 50% delle medie imprese.
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