Aiuti di Stato per i settori più esposti alla crisi, più coordinamento sulle riserve di gas e petrolio e riduzione delle accise sull’elettricità per famiglie e imprese: la Commissione europea affida al piano “Accelerate EU” la prima risposta alla guerra in Iran e all’impennata dei prezzi dell’energia, stilando un elenco di misure di sostegno «sia immediate che strutturali» che, ha sintetizzato Ursula von der Leyen, andranno «a beneficio di cittadini e imprese».
Ma la crisi, nelle stime Ue, è già costata oltre 25 miliardi di euro extra in 50 giorni per le importazioni di combustibili fossili, alimentando timori sempre più forti per la carenza di carburante e cherosene. E le prospettive per i mercati energetici, ha avvertito il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, «sono negative anche nello scenario migliore» di una pace immediata, tanto da lasciar presagire «mesi molto difficili, o forse addirittura anni».
In attesa dell’adozione definitiva del nuovo quadro sugli aiuti di Stato – ancora in consultazione tra le capitali e visto con favore soprattutto da Berlino e dai Paesi con maggior spazio di bilancio -, Bruxelles ha annunciato una revisione della direttiva sulle scorte petrolifere e un rafforzamento del coordinamento per il riempimento degli stoccaggi di gas nei prossimi mesi. Ai governi viene chiesto di intervenire con misure «mirate, tempestive e temporanee», tra cui interventi sui prezzi, sostegni al reddito e incentivi fiscali.
Tra le leve suggerite per un «sollievo immediato» figurano voucher energetici, leasing sociale per la diffusione di batterie e pannelli solari, trasporti pubblici più accessibili e riduzione dei consumi per il riscaldamento. Scompare invece, rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi, l’ipotesi di imporre un giorno obbligatorio di telelavoro.
A maggio arriverà inoltre una proposta di revisione fiscale per consentire agli Stati di ridurre le imposte sull’energia, garantendo che l’elettricità sia tassata meno del gas. Una tassa comune sugli extraprofitti delle multinazionali del settore invece, ha ammesso la vicepresidente Teresa Ribera, richiede un’unanimità fuori portata, ma Bruxelles è pronta a lavorare con i Paesi che intendono applicarla su scala nazionale.
Sullo sfondo degli interventi emergenziali, il cuore della strategia europea resta tuttavia la svolta verde. «Le scelte che facciamo oggi determineranno la nostra capacità di affrontare le sfide di oggi e le crisi di domani. Dobbiamo accelerare la transizione verso energie pulite prodotte internamente», ha evidenziato von der Leyen, tornando a ribadire la centralità dell’indipendenza energetica. Anche per questo, nonostante una crisi destinata a protrarsi, è escluso un dietrofront sulle forniture russe.
Le proposte della Commissione contenute nel piano “Accelerate Eu” sono rispedite al mittente dagli imprenditori. Per Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, «ancora una volta l’Europa risponde a una tempesta perfetta con la logica dei piccoli passi e dei bonus, mentre le nostre imprese sono nel bel mezzo del ciclone».
Secondo Confimi, le misure proposte da Bruxelles – dai voucher energetici alla flessibilità sugli aiuti di Stato – mancano il bersaglio grosso: la sopravvivenza del sistema produttivo continentale. Agnelli avverte che parlare di flessibilità sugli aiuti di Stato è un’arma a doppio taglio che rischia di spaccare definitivamente il mercato unico. «I Paesi con maggiore spazio fiscale, come la Germania, avranno la forza di sostenere massicciamente le proprie industrie, mentre l’Italia – spiega Agnelli – zavorrata dal proprio debito pubblico, resterà inevitabilmente a guardare. In un momento di economia di guerra, con l’Italia che si trova fuori dello 0,1% nel rapporto debito/PIL, appare chiaro che non c’è la reale volontà politica di aiutare il sistema produttivo italiano. A questo punto, bene come dice il ministro Giorgetti: andremo avanti da soli. Non serve una gara a chi ha i forzieri più pieni, ma una strategia comune che colpisca alla radice il costo della materia prima».
Le scelte della Commissione appaiono agli occhi della manifattura italiana troppo sbilanciate verso l’assistenzialismo. «I voucher – prosegue Agnelli – possono dare un sollievo momentaneo alle famiglie, ma non sono la soluzione per salvare una fonderia o un’azienda meccanica; all’industria serve stabilità strutturale, non assistenza una tantum. Anche la riduzione delle accise rischia di essere un segnale debole se il divario tra elettricità e combustibili fossili resta solo teorico, con costi alla produzione fuori controllo».
Agnelli ribadisce la necessità assoluta dello scorporo del prezzo dell’elettricità da quello del gas e respinge l’idea di un contenimento forzato dei consumi che si traduca in un blocco della produzione.
«Sebbene von der Leyen punti sull’indipendenza energetica futura – sottolinea ancora Agnelli – le imprese italiane non possono attendere i tempi lunghi della transizione green mentre le bollette triplicano nel presente. Chiediamo con forza un “Energy Price Cap” europeo immediato e un piano di acquisti comuni che permetta all’Europa di pesare realmente sul mercato globale. Senza un’energia a costi competitivi rispetto a giganti come USA e Cina, la manifattura europea è destinata a una deindustrializzazione irreversibile».
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