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Acciaio: la produzione mondiale è eccedentaria causa la Cina

L’export di Pechino nel 2025 cresce del 153% superando l’intera produzione europea. La sovraproduzione ammonta a 745 milioni di tonnellate.

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acciaio prodotti piani in acciaio frenata dell'economia lombarda

Nel 2025 le esportazioni di acciaio dalla Cina sono esplose, raggiungendo il record di 131 milioni di tonnellate, in aumento del 153% rispetto al 2024, superando così la produzione totale di acciaio dell’Unione europea per il 2025 secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ocse sull’acciaio.

La maggior parte della capacità produttiva di acciaio in eccesso, a livello mondiale, si trova proprio in Cina, la cui quota del divario globale tra capacità e domanda è aumentata al 54% del totale mondiale nel terzo trimestre 2025; e dal momento che la domanda interna ha subito una stagnazione a causa del rallentamento della spesa per le infrastrutture, i produttori cinesi hanno reindirizzato la produzione verso i mercati esteri per compensare le vendite interne perse, anche grazie al supporto all’export da parte del governo cinese.

Se da un altro alcuni paesi hanno accolto con favore l’acciaio a prezzi più convenienti, altri hanno reagito avviando nuove indagini antidumping e altre misure commerciali correttive per contrastare le importazioni oggetto di pratiche commerciali sleali. Solo nel 2025, sono stati avviati circa 27 nuovi procedimenti contro la Cina, che rappresentano oltre un terzo di tutti i procedimenti antidumping e relativi ai dazi compensativi avviati a livello mondiale quell’anno.

La crisi della sovra capacità produttiva nel settore siderurgico si è aggravata: quella mondiale di acciaio ha continuato ad aumentare nonostante la contrazione della domanda, facendo scendere il tasso di utilizzo della capacità ben al di sotto dei livelli sostenibili. L’Ocse stima che l’eccesso di capacità abbia raggiunto i 640 milioni di tonnellate (mt) nel 2025 e che raggiungerà i 745 mt entro il 2028, dal momento che la domanda crescerà di appena 34 mt, mentre la capacità aumenterà fino a 139 mt nel periodo 2026-2028. Se ciò si verificasse, l’eccesso di capacità globale nel 2028 supererebbe l’attuale produzione di acciaio dell’Ocse di quasi 320 mt.

Una situazione che «sta esercitando pressioni sui mercati internazionali, determinando un calo dei prezzi poiché i produttori, in particolare in Cina, cercano di mantenere i ricavi esportando l’acciaio in eccedenza verso i mercati esteri» afferma il rapporto Ocse evidenziando che questo causa «lo spostamento della produzione nei paesi importatori e minando la redditività delle industrie siderurgiche orientate al mercato in tutto il mondo. I produttori dei paesi membri dell’Ocse hanno visto la loro competitività erosa dall’ondata di importazioni e la loro posizione di esportatori di prodotti di alta qualità è stata contemporaneamente indebolita, nonostante l’aumento delle misure commerciali. Se le tendenze attuali dovessero continuare, la redditività a lungo termine del settore e la sicurezza economica nazionale di molti paesi ne risulteranno compromesse».

La produzione di acciaio nell’Unione europea e nel Regno Unito è diminuita del 2,4% nel 2025, riflettendo «la debolezza dell’attività industriale e la persistente pressione delle importazioni» e per il 2026 è prevista una modesta ripresa dell’1,4%, sostenuta da un graduale miglioramento della domanda nel settore manifatturiero, afferma l’Ocse ricordando come, proprio nel 2026, la presidenza del Consiglio e il Parlamento europeo abbiano raggiunto un accordo provvisorio su un nuovo regolamento – al via dal 1 luglio – volto a proteggere il mercato siderurgico europeo dagli effetti negativi della sovraccapacità globale alimentata soprattutto dalla Cina.

Tuttavia, i costi energetici elevati e i crescenti requisiti di investimento legati alla decarbonizzazione «continuano a limitare il potenziale di crescita, lasciando la produzione sostanzialmente stabile nel breve termine», avverte l’Ocse.

In Germania, la produzione di acciaio ha subito un forte calo, registrando una flessione dell’8,8%; nel 2026 la produzione di acciaio dovrebbe aumentare leggermente e rimanere stabile fino al 2030. Controcorrente invece l’Italia, che «si distingue tra i grandi produttori europei, avendo registrato nel 2025 una crescita positiva della produzione di acciaio pari al 2,4%». Un aumento sostenuto «da una forte ripresa alla fine del 2025, con un’impennata della produzione di acciaio grezzo a dicembre, accompagnata da un aumento della produzione sia di prodotti piani che di prodotti lunghi», che suggerisce «una ripresa di ampio respiro a fine anno dopo diversi anni di contrazione». Anche per l’Italia si prevede che la produzione di acciaio segni una modesta espansione nel 2026, pari all’1,2%, con un aumento graduale previsto fino al 2030.

In Turchia, la produzione di acciaio grezzo è aumentata del 2,3% nel 2025 e si prevede che aumenti ulteriormente nel 2026 di circa il 2,9%, prima di rafforzarsi verso il 2030. La crescita è stata sostenuta da una maggiore attività interna e da una ripresa delle esportazioni, con le spedizioni all’estero in aumento di oltre il 12% nel 2025. I produttori di acciaio turchi prevedono inoltre un’ulteriore crescita della produzione e dei consumi nel 2026, grazie al miglioramento delle condizioni di mercato.

A livello globale, l’Asia continua a dominare la produzione di acciaio, rappresentando il 73% del totale mondiale, una quota superiore a quella della regione sul consumo mondiale (68%), e la Cina a mantenere il suo ruolo di maggiore produttore mondiale, anche se nei prossimi anni la sua quota dovrebbe diminuire sia in termini assoluti di tonnellaggio sia in termini relativi rispetto agli altri produttori. Si prevedono cali anche nella produzione di acciaio della Corea e del Giappone fino al 2030. L’India, d’altra parte, dovrebbe aumentare significativamente la propria produzione, aggiungendo 40 milioni di tonnellate entro il 2030. Si prevede inoltre che i paesi dell’Asean aumentino la produzione di 30 mt, mentre i produttori nordamericani ed europei aumenteranno la produzione, sebbene in misura minore.

La maggior parte della nuova capacità viene aggiunta al di fuori dell’Ocse, spesso con il sostegno del governo. Nel 2024, l’azienda siderurgica cinese mediana ha ricevuto 15 volte più sussidi, rispetto al proprio patrimonio totale, rispetto ai produttori di altre parti del mondo, in aumento rispetto alle 10 volte del 2023.

«L’eccesso di capacità siderurgica crea problemi a tutti. Distorce i mercati globali. Danneggia la sicurezza e la resilienza economica. E scoraggia l’innovazione e la sostenibilità – ha affermato il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann -. Dobbiamo affrontare le cause alla radice, compresi i sussidi dannosi e altre pratiche non di mercato. Ciò significa una cooperazione internazionale più forte. Parità di condizioni per i produttori di acciaio ovunque».

Il rapporto identifica modelli commerciali che indicano una crescente elusione delle misure commerciali, come i dazi antidumping e compensativi su alcuni prodotti siderurgici cinesi. Le esportazioni di prodotti come lamiere laminate a caldo e bobine larghe laminate a caldo dalla Cina verso i paesi del SudEst asiatico sono aumentate notevolmente, parallelamente all’aumento delle esportazioni degli stessi prodotti dal SudEst asiatico verso i mercati dell’Ocse. Il rapporto evidenzia inoltre un aumento del 300% delle esportazioni cinesi di semilavorati siderurgici verso il SudEst asiatico nel 2025. Ciò suggerisce che tali prodotti potrebbero essere lavorati in paesi terzi prima di essere riesportati verso i mercati dell’Ocse, aggirando potenzialmente le attuali misure commerciali.

Il rapporto evidenzia inoltre crescenti pressioni sulle forniture di materie prime. Nessun paese produttore di acciaio è completamente autosufficiente per quanto riguarda gli input richiesti dalla propria industria siderurgica, e le restrizioni alle esportazioni di materie prime chiave per la produzione di acciaio si stanno espandendo in tutto il mondo, con 42 paesi che attualmente limitano le esportazioni di rottami.

L’aumento dei costi energetici legato al conflitto in Medio Oriente sta aggiungendo ulteriore pressione, poiché l’energia può rappresentare fino al 40% dei costi di produzione dell’acciaio.

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