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Adepp, 1,657 milioni di iscritti alle Casse previdenziali privatizzate

130.000 pensionati attivi. Necessario tagliare la “tangente” fiscale del 26% sui rendimenti annuali dei fondi che riducono il trattamento finale degli iscritti. Serve la parificazione con l’Inps.

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Il presidente dell'Adepp, Alberto Oliveti.

Ammontano a «1,657 milioni gli iscritti alle Casse di previdenza privatizzate dei quali circa 1,378 milioni sono liberi professionisti e 130.000 pensionati attivi» secondo i dati forniti dal presidente dell’Adepp, l’associazione degli Enti di previdenza privati, Alberto Oliveti dal palco degli Stati generali dell’organismo svoltisi a Roma. Fra le altre cifre evidenziate quelle sul «patrimonio delle Casse passato da poco a 125,2 miliardi. Contribuiamo con le tasse (2,65 miliardi nel 2023) al bilancio dello Stato».

Una ricchezza che scatena gli appetiti dei partiti politici che vorrebbero indirizzarla verso gli investimenti nel Paese, nonostante prima sia la stessa Nazione ad essere irriconoscente nei confronti degli inscritti che vedono gambizzati i rendimenti annuali maturati da un’ingiusta tangente del 26% che finisce con l’erodere pesantemente il rendimento finale, penalizzando così gli iscritti rispetto a quelli afferenti all’Inps che non sono soggetti a questo ingiustificato trattamento.

Ad esprimere l’appetito il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, che, ha lanciato una «chiamata alle armi», affinché le Casse possano destinare più risorse all’economia reale della Penisola che «ne ha bisogno», specificando poi che «sono contrario a mettere tutti nel carrozzone dell’Inps. Le Casse non servono a ripianare i conti dell’Inps».

Pochi minuti dopo sul palco si sono avvicendati due esponenti di spicco della Salvini premier e dello stesso governo di centrodestra: prima il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che ha voluto «ricordare che il ruolo primario degli Enti è pagare le pensioni», mentre «spesso vengono tirati per la giacchetta», quando si tratta di operazioni finanziarie. Poi il sottosegretario all’Economia, Federico Freni, convinto che il mestiere del suo dicastero «non sia quello di obbligare qualcuno per legge ad investire», bensì fornire le giuste condizioni perché, quando, ad esempio, le Casse investiranno, «possano farlo con convenienza. L’investimento si differenzia dalla beneficenza, come abbiamo detto tante volte: ci deve essere un guadagno».

La garbata disputa fra alleati non ha lasciato indifferente il presidente dell’Adepp Oliveti: «siamo disponibili, ma metteteci nelle condizioni di farlo», ha precisato, rammentando la mancata attuazione della riduzione della tassazione sui rendimenti finanziari dal 26% al 20%, previsione contenuta nella riforma fiscale, la cui delega, però, scadrà il 29 agosto.

Per Oliveti «abbiamo fiducia che, se potremo lavorare senza inutili vincoli, costruiremo valore per noi e per il Paese. Il nostro ruolo vuole essere quello di essere utili. Innanzitutto si tratta di essere utili nell’assicurare protezione ai liberi professionisti, nell’offrire welfare integrato, ma anche nel fare investimenti diversificati e prudenti, possibilmente nel Paese. Stiamo lavorando all’ampliamento delle platee e delle prestazioni – ha proseguito – a partire da un fondo di previdenza complementare per tutti i professionisti iscritti a una cassa AdEPP. Allo stesso tempo, continuiamo a chiedere fiscalità zero, nella speranza di andare almeno verso una fiscalità di scopo. Guardiamo con fiducia alla delega fiscale data al Governo e che scadrà ad agosto».

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