Home Economia AI, vigorosa frenata alla corsa da parte di chi la sviluppa. Ma...

AI, vigorosa frenata alla corsa da parte di chi la sviluppa. Ma Trump è contrario

Aumentano i rischi di perdita di controllo e di autoalimentazione. L’impatto su ambiente e geopolitica inizia a diventare troppo alto.

175
AI Intelligenza artificiale

La denuncia di Jacob Coxon ha aperto il vaso di Pandora dell’AI, l’intelligenza artificiale, tanto che nel giro di pochi giorni sono scesi in campo i diretti titolari delle società che la sviluppano, che hanno dato una vigorosa frenata alla corsa, al momento sfrenata, al suo sviluppo che rischia concretamente di sfuggire di mano e di autoalimentarsi.

Lo sviluppo incontrollato dei modelli più avanzati di Intelligenza artificiale – di cui oggi le maggiori aziende del campo, da Anthropic a OpenAI e SpaceXAI chiedono un rallentamento – sta già determinando un forte impatto negativo anche sull’ambiente e sul clima, con un consumo energetico notevole e costantemente in crescita.

Secondo molti esperti del settore, l’AI è una tecnologia che tende ad autoalimentarsi e la sua velocità di evoluzione è esponenziale. Una crescita che ha pompato dal mercato degli investitori fior di miliardi di dollari, ma che fino ad ora non si è tradotta in dividendi tangibili, tanto che aumentano le previsioni di una nuova bolla tecnologica che potrebbe scoppiare travolgendo gran parte del mercato azionario e obbligazionario, con effetti anche sull’andamento dei titoli del debito pubblico dei paesi maggiormente esposti, a partire dagli Stati Uniti.

OpenAi (Sam Altman), Antropic (Dario Amodei) e pure SpaceXAI (Elon Musk) hanno deciso di rallentare la marcia finora travolgente per rafforzare i controlli di gestione, visto che l’AI ha già dimostrato di essere in grado di superare i limiti che i programmatori avevano imposto per ragioni di sicurezza al suo stesso funzionamento. Tanto che da più parti si chiede che sia creato un organismo terzo e sovranazionale, una sorta di Onu dell’AI, capace di dettare le regole agli operatori e, soprattutto, di controllarne l’operato con adeguati poteri di intervento e sanzione.

E se le aziende di punta hanno deciso di frenare, secondo alcuni anche sulla spinta del non essere ancora capaci di generare reddito per gli investitori che così potrebbero “mordere” di meno per avere dividendi adeguati ai loro impieghi, emerge il comportamento del presidente degli Usa, Donald Trump, che ha detto che l’AI deve continuare a correre perché gli Usa sono più avanti della Cina e, «chi vince la sfida sull’AI, vince tutto. Non uccidete la gallina dalle uova d’oro». Il solito Trump vede solo le logiche dei dollari – così come i suoi suggeritori del “Big Tech” -, sorvolando che potrebbero essere dollari fallati, probabilmente sobillato dalle pressioni ricevute – si dice – da Mark Zuckerberg, quello di Meta, Facebook e Instagram già sanzionato dai tribunali Usa per avere violato con i suoi canali social i diritti degli utenti, specie quelli minorenni.

Poi, c’è la questione dell’enorme consumo di energia dell’AI: la International Energy Agency ha stimato che nel 2025 i data center utilizzati per AI abbiano utilizzato circa 155 TWh, e dovrebbero arrivare a circa 465 TWh nel 2030: un consumo triplicato in cinque anni. Nel 2030, cioè, consumeranno circa l’1,4% dell’elettricità mondiale a fronte dello 0,5% attuale. E spesso questi consumi di energia elettrica sono collegati a un utilizzo futile dell’AI, come la risposta a come realizzare una ricetta di cucina o ad un gossip.

E i consumi di energia vanno di pari passo al discorso delle emissioni inquinanti, visto che aumentano gli approvvigionamenti di energia fossile da parte dei gestori dei data center per assicurarsi le scorte per alimentare i loro generatori elettrici.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Telegram

https://t.me/diarioditalia

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/diarioditalia

Facebook

https://www.facebook.com/diarioditalia

© Riproduzione Riservata