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Assemblea di Federchimica: settore in calo per il quarto anno causa costo energia

Nel 2025 la chimica avrà un nuovo calo dell’1,5% rispetto ad un fatturato di 65 miliardi nel 2024.

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Assemblea di Federchimica
Federchimica Confindustria: il presidente Francesco Buzzella.

Il settore della chimica è un «vero e proprio motore di sviluppo e crescita del Paese», ma serve «tutelarne la competitività» con interventi sul costo dell’energia, sulla transizione ambientale e semplificazione: questo il messaggio che arriva dall’assemblea di Federchimica, mentre ci si avvia a registrare il calo della produzione per il quarto anno consecutivo.

Considerando il valore economico, con 65 miliardi di euro di fatturato nel 2024, la chimica è la quinta industria del Paese e il terzo produttore europeo. Conta più di 2.800 imprese, di cui il 70% piccole e medie imprese, e impiega oltre 113.000 addetti, di cui il 27% sono laureati. Per il 2025 il settore si avvia verso una flessione della produzione dell’1,5%.

Per evitare una «desertificazione industriale è necessario intervenire presto», afferma all’assemblea di Federchimica il presidente Francesco Buzzella. Per poter dare slancio alle imprese è necessario intervenire sugli investimenti. E questo perché in un «contesto di instabilità, come rilevato da una recente indagine effettuata presso le nostre associate, solo il 30% delle imprese ha pianificato investimenti significativi in Italia nei prossimi anni», evidenziano gli industriali del settore.

Un tema, quello degli investimenti, ribadito anche dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che punta il dito verso l’Europa e chiede di fare «degli eurobond per poter mettere al centro l’industria». Sul fronte italiano, gli industriali guardano alla manovra 2026, all’interno della quale ci sono provvedimenti che «non ci piacciono» e sui quali è stato avviato un confronto con il governo. Sul tema degli incentivi, Orsini ribadisce, ancora una volta, l’idea di una «visione a tre anni». Sul tavolo dei nodi da sciogliere per incrementare la competitività delle imprese c’è anche quello del costo dell’energia.

L’energy release, il sistema che consente di fornire energia elettrica a prezzo fisso, è un «meccanismo per andare incontro alle imprese fortemente energivore», afferma il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. All’inizio l’Europa ha «sollevato dei dubbi ora invece è diventata una “best practices”. Dobbiamo fare qualcosa di più forte per andare incontro ad una massa più consistente di imprese».

Infine ci sono le norme sulla transizione ambientale. Il “Green deal” non è stato un «errore ma un accidente ideologico voluto per deindustrializzare l’Europa», afferma Tommaso Foti, ministro per gli affari Europei, il Pnrr e le politiche di coesione. Sulla chimica si «dice che si vuole risolvere il problema. Bisogna quindi smontare il “Green deal” ed evitare un suicidio annunciato».

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