Non ci voleva la sfera di cristallo per capire che i due provvedimenti varati dal governo Meloni circa l’aumento delle accise sul gasolio e dei pedaggi autostradali avrebbero avuto effetti negativi sull’autotrasporto e pure sull’inflazione, specie su quella relativa al “carrello della spesa” dove i mezzi della distribuzione hanno sopportato per intero i maggiori costi dei carburanti.
L’inizio 2026 si è rivelato particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto. L’aumento dei pedaggi autostradali (circa +1,5%) e quello del gasolio per autotrazione (+3,6%) hanno determinato un forte incremento dei costi fissi delle aziende. Se il prezzo del diesel alla pompa rimarrà invariato per tutto il 2026, i costi fissi delle attività interessate potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro, con un impatto particolarmente pesante sulle piccole imprese che, praticamente non possono usufruire né di rimborsi sui pedaggi né di crediti di imposta per compensare l’incremento delle accise.
Secondo l’Ufficio studi della CGIA, ogni mezzo impiegato in queste attività con portata inferiore alle 7,5 tonnellate o superiori ma di standard ambientale inferiore a Euro 5, potrebbe subire un aumento medio annuo del costo per il solo acquisto del carburante, rispetto allo scorso 31 dicembre, di circa 2.000 euro, aggravando ulteriormente la pressione sui bilanci aziendali.
Se a questi rincari si aggiungono le criticità strutturali del comparto, a partire dai ritardi nei pagamenti, il quadro complessivo risulta particolarmente allarmante. Non a caso, alla fine di ottobre 2025, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con una circolare che ha richiamato i committenti a porre fine alla prassi, diffusa e reiterata, dei pagamenti tardivi nei confronti dei vettori, prevedendo sanzioni fino al 10% del fatturato annuo, irrogabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), nei confronti dei soggetti inadempienti. In sintesi, l’aumento dei costi fissi e le difficoltà nel ricevere pagamenti regolari rappresentano due fattori che stanno mettendo seriamente a rischio la tenuta finanziaria di molte imprese del settore.
Negli ultimi 10 anni il numero complessivo delle imprese attive di autotrasporto presenti in Italia è diminuito di 19.241 unità. Se nel 2015 erano 86.590, nel 2025 sono scese a 67.349 (-22,2%). A livello regionale le situazioni più critiche si sono verificate in Valle d’Aosta con una contrazione del 34,1% (in valore assoluto pari a -29), nelle Marche del 33,4% (-1.062), nel Lazio del 32,5% (-2.238), in Friuli Venezia Giulia del 30,5% (-449) e in Sardegna del 30,2% (-722). Per contro, l’unica regione che può contare su un saldo positivo è il Trentino Alto Adige con il +12,1% (+165).
Sicuramente le crisi economiche che si sono succedute in questo periodo hanno contribuito in misura determinante a ridurre la platea delle imprese di questo settore. Senza contare che soprattutto al Nord si è fatta sentire la concorrenza dei vettori stranieri, in particolare quelli provenienti dai paesi dell’Est Europa. Tuttavia, un contributo importante a questo ridimensionamento è ascrivibile anche all’elevato numero di aggregazioni e acquisizioni che si sono verificate in questo ultimo decennio, provocando, in particolare, una forte decurtazione del numero delle imprese monoveicolari a tutto vantaggio della crescita delle dimensioni medie delle imprese del settore grazie alla spinta dell’aggregazione.
L’autotrasporto è uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana e riveste un’importanza strategica che spesso viene sottovalutata. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da una forte vocazione manifatturiera, da un tessuto produttivo fatto in gran parte di piccole e medie imprese e da una posizione geografica centrale nel Mediterraneo, il trasporto su strada rappresenta il principale collegamento tra produzione, distribuzione e consumo. In primo luogo, l’autotrasporto è essenziale per garantire il funzionamento quotidiano dell’economia. Oltre l’80% delle merci in Italia viene movimentato su strada, almeno in una fase del suo percorso, che spesso è di percorrenze inferiori ai 300 chilometri. Materie prime, semilavorati e prodotti finiti viaggiano ogni giorno dai poli industriali ai magazzini, dai porti agli stabilimenti, fino ai punti vendita e alle abitazioni dei consumatori.
Gli autotrasportatori garantiscono puntualità, flessibilità e cura del carico, elementi indispensabili per mantenere la competitività delle imprese italiane. In particolare, per prodotti deperibili come alimenti freschi e farmaci, il trasporto su strada è spesso l’unica soluzione in grado di assicurare consegne rapide e controllate alla catena distributiva presso i consumatori finali.
Inoltre, l’autotrasporto svolge una funzione chiave nell’integrazione con gli altri sistemi di trasporto. Porti, interporti, aeroporti e ferrovie dipendono in larga misura dalla distribuzione su gomma per l’ultimo tratto del viaggio delle merci. Il cosiddetto “ultimo miglio” è quasi sempre affidato ai camion, rendendo il trasporto su strada un anello insostituibile della catena logistica nazionale e internazionale.
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