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Avvocatura italiana 2026: redditi in aumento e fiducia in ripresa

Per 6 su 10 redditi sotto 35.000 euro, solo l'8% supera 121.900. Annunziata: «sfida del ricambio generazionale e dell’equità».

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cassa forense avvocati

L’avvocatura italiana ritrova slancio e fiducia. Dopo un decennio di trasformazioni profonde tornano a crescere i redditi, si rafforza il contributo economico della professione e migliora la percezione degli stessi avvocati. Sotto la superficie emergono comunque sfide decisive: ricambio generazionale, equilibrio interno e sostenibilità nel lungo periodo.

Questa la fotografia restituita dal Rapporto sull’Avvocatura 2026 frutto della collaborazione tra Cassa Forense e Censis, che nel suo decimo anniversario racconta una professione in trasformazione si basa su 30.000 questionari compilati dagli avvocati e sull’analisi dei dati degli iscritti forniti dall’ente.

Come riferisce in una nota Cassa forense, sul piano demografico nel 2025 gli iscritti alla Cassa sono 228.641, di cui 211.464 avvocati attivi e 17.177 pensionati, mentre nel 2025 Cassa Forense ha erogato circa 36.000 trattamenti pensionistici. Sul fronte economico nel 2024 il reddito complessivo Irpef degli avvocati ha raggiunto gli 11,2 miliardi di euro (+7,1% rispetto al 2023), mentre il volume d’affari complessivo ha superato i 16 miliardi (+5,7%). Il reddito medio si attesta a 51.912 euro (+8,9%), ma con un marcato divario di genere: 67.959 euro per gli uomini contro 33.829 per le donne. La struttura reddituale dell’avvocatura continua ad evidenziare un «assetto piramidale»: il 61,7% dei legali, infatti, «si situa sotto i 35.000 euro di reddito, a 16.000 euro di distanza dal reddito medio della professione», ma il 38,3% di coloro che percepiscono più di 35.000 euro si divide in un 17,2% con un’entrata media «tra i 35.000 e i 58.400 euro, un 13,1% che percepisce fino a 121.900 e un 7,9% che ha un reddito superiore ai 121.900 euro».

Particolarmente significativo è invece il dato sul cosiddetto “Pil dell’avvocatura”, che nel 2024 raggiunge un indice pari a 187 (base 2000), a fronte del 109,6 del Pil nazionale, evidenziando una crescita più dinamica rispetto al complesso dell’economia italiana.

Se nel 2015 oltre il 61% degli avvocati definiva il proprio status come “critico” (con una punta del 22,5% di pessimismo estremo), oggi tale quota scende al 45,3%. In particolare, si riduce l’area della forte incertezza professionale, che passa dal 22,5% al 18,4%, segnando un progressivo e incoraggiante spostamento verso scenari di maggiore stabilità.

Secondo il Rapporto sull’avvocatura, permane una quota di preoccupazione legata ai redditi futuri, minacciati principalmente dai ritardi nei pagamenti degli assistiti (33,9%), da pesanti adempimenti amministrativi e fiscali (32,4%), dall’alta concorrenza e numero sovrabbondante di avvocati (30,7%), dall’instabilità normativa e dall’eccessiva lunghezza dei processi (22,2%) e dagli alti costi della giustizia (16,1%).

Sul fronte organizzativo il modello dello studio monopersonale resta prevalente (66,2%), ma tra i più giovani emergono forme più flessibili e collaborative: solo il 42,4% degli under 40 lavora in autonomia. Parallelamente, si registra una forte accelerazione nell’adozione dell’intelligenza artificiale: in un solo anno l’utilizzo passa dal 27,5% al 55,3%, raggiungendo il 70,3% tra gli under 40, segnale di una professione sempre più orientata all’innovazione. Nonostante le difficoltà economiche, la scelta della professione legale resta fortemente valoriale: il 52,1% degli avvocati la intraprende per motivazioni legate a giustizia e diritti, contro solo il 10,9% per ragioni economiche.

Rispetto a questo scenario, sottolinea una nota di Cassa Forense, la maggior parte degli avvocati fa delle richieste precise alla Cassa: il rafforzamento del welfare, la formazione continua e le politiche di sostegno alla professione, con particolare attenzione ai giovani e alla multidisciplinarità.

«L’avvocatura deve tornare a riflettere – ha detto Giorgio De Rita, segretario generale del Censis -. Gli avvocati, soprattutto i giovani professionisti, chiedono un rafforzamento dei sistemi di welfare: ma non basta sostenere la crescita, bisogna anche garantirne la continuità nel tempo».

Il Rapporto mette in luce anche una marcata polarizzazione territoriale: se la Calabria e la Sicilia vantano la maggiore densità di avvocati per abitante, la Lombardia detiene il primato numerico assoluto. Sul versante dell’efficienza, i tempi medi della giustizia civile si attestano a 503 giorni, con forti discrepanze tra i distretti del Nord e quelli del Sud e delle Isole.

Ma è soprattutto il tema dei giovani e del ricambio generazionale, si sottolinea in una nota di Cassa forense, ad aver tenuto banco, in particolare nella seconda parte dei lavori, con una particolare attenzione anche ai percorsi universitari. «Questo rapporto – ha aggiunto il vice ministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, – evidenzia che la crisi dell’avvocatura non sia ancora del tutto superata, come dimostra la carenza di ricambio generazionale. Noi dobbiamo lavorare proprio su questo, rendere il processo più snello, rafforzare la formazione professionale e lavorare per rendere la professione più attrattiva, anche attraverso una riforma della legge professionale che offra un quadro normativo capace di favorire un reale salto di qualità».

«La fotografia che emerge dal Rapporto – ha dichiarato il presidente di Cassa Forense, Maria Annunziata – restituisce un’avvocatura che, pur attraversando trasformazioni profonde e criticità, mostra indubbie capacità di affrontare il futuro e generare valore per il Paese. I dati indicano segnali di miglioramento e stabilizzazione, senza ignorare che resta centrale la sfida del ricambio generazionale e dell’equità, soprattutto per giovani e donne. Si tratta di una sfida che non possiamo affrontare da soli ma che richiede un’azione condivisa: Cassa Forense, insieme alle istituzioni forensi, alle Associazioni e al sistema universitario, è chiamata a contribuire alla costruzione di percorsi più accessibili, sostenibili e coerenti con le trasformazioni del mercato professionale. Il punto non è solo accompagnare i giovani nell’accesso alla professione, ma rafforzarne sempre di più le condizioni affinché possano restarvi e crescere. E’ da qui che passa la tenuta e il rinnovamento dell’intero sistema».

Per Annunziata «la Cassa forense è una realtà solida e il bilancio consuntivo registra un utile di esercizio pari a 1,3 mld di euro e il patrimonio netto è a quota 21 miliardi».

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