L’Italia è terza in Europa per numero di brevetti depositati secondo i dati appena diffusi da Unioncamere e la propensione all’innovazione è ancora assai meno spiccata di quella di altri Paesi europei.
Per il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, «in rapporto alla popolazione, l’Italia, con i suoi 2.991 brevetti concessi dall’Epo (European Patent Office), scende diversi gradini della classifica: con 5,1 brevetti per 100.000 abitanti, si colloca al decimo posto, al di sotto della media UE (7,0) e molto alle spalle di Svezia, che guida con 17,9 brevetti ogni 100.000 abitanti, Germania (15,7), Finlandia (14,2), Austria (13,9) e Danimarca (12,3). E questo, a fronte di una crescita sostenuta nel tempo».
Tra il 2012–2022, il numero complessivo di brevetti depositati europei è cresciuto dell’11,3%, passando da 27.864 a 31.010 titoli concessi. Italia e Francia hanno fatto meglio, registrando entrambe una crescita del 15,3%, mentre la Germania, che peraltro guida la classifica europea con oltre 13.000 brevetti, evidenzia una contrazione del 4,1%.
«Accelerare sul fronte dell’innovazione è essenziale – ha sottolineato Prete -. Anche perché il possesso di invenzioni tutelate assicura alle imprese una capacità competitiva maggiore. Non solo innovano di più, ma crescono in produttività, fatturato ed esportazioni».
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