Home Economia Caffè: l’espresso è il più richiesto e la moka recupera sulle cialde

Caffè: l’espresso è il più richiesto e la moka recupera sulle cialde

Allarme per i prezzi del chicco, in crescita fino al 90%. Impegno del Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food a fare conoscere al pubblico la filiera.

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Il piacere di un espresso, la tazzina preferita dal 51,6% degli italiani, non tramonta nel Belpaese, tanto da essere il caffè più richiesto e quello considerato un’icona e un elemento identitario. In occasione della Giornata internazionale del caffè del primo ottobre, la ricercaGli italiani e il caffè”, condotta da AstraRicerche per il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, presenta un’analisi su gusti, preferenze e andamento di mercato del settore.

L’indagine racconta di un’Italia in evoluzione con le cialde e le capsule che restano la scelta più diffusa (59,5%), seguite dalla moka (55,2%) e dalla macchina espresso automatica (34,4%). L’analisi, tuttavia, segnala, che, rispetto al passato, le capsule hanno perso terreno: erano al 65% tra il 2021 e il 2023 mentre la moka, dopo anni di calo, mostra una risalita e le macchine automatiche continuano a crescere nelle preferenze di consumo.

Il caffè è consumato tutti i giorni da sette italiani su dieci. Con qualche differenza per genere ed età: le donne, con il 73% di consumo quotidiano, superano di poco gli uomini, fermi al 69%. La fascia d’età che ne beve di più è quella che va dai 35 ai 65 anni (oltre il 75%). Le alternative all’espresso – dal solubile all’americano, fino alla “french press” e al “cold brew” – restano marginali nei consumi abituali. “Specialty coffee”, biologico e Fairtrade rimangono nicchie poco diffuse e davvero poco conosciute.

Dal punto di vista dei prezzi al consumo della tazzina di caffè l’Istituto Espresso Italiano (Iei) denuncia rincari delle materie prime fino al 90% su base annua e una crescente difficoltà nel reperire le varietà tradizionali. In particolare, il momento difficile è addebitato dall’Istituto a «vari fattori, a partire da anni di produzione insufficiente, soprattutto per il cambiamento climatico, ma anche una domanda in forte crescita con l’espansione di nuovi mercati come Cina e India».

L’allarme sui costi è supportato anche dal Comitato italiano del caffè con il suo presidente Giuseppe Lavazza: «c’è stato un aumento dei costi della materia prima per le varietà Arabica e la Robusta. Intorno al 200% per la Robusta e quasi il 300% l’Arabica. Siamo a livelli record mai registrati, questo è dovuto un po’ alla scarsità di raccolti, ma anche molto alla speculazione che gioca anche su tutte queste incertezze politiche e legislative. Purtroppo questa situazione dura da ormai diversi anni e mette tutti molto in difficoltà».

Una posizione condivisa anche dal presidente dell’Istituto Espresso Italiano, Alessandro Borea: «l’intera filiera si trova sotto pressione, le torrefazioni che puntano sulla qualità devono adattarsi continuamente per mantenere gli standard, mentre i costi di importazione e la speculazione sui mercati da parte delle commodities aggravano ulteriormente la situazione nella quale nonostante gli aumenti dei prezzi si riflettano sui listini, spesso i consumatori non percepiscono immediatamente l’impatto sulla tazzina».

Intanto i consumatori italiani danno valore all’arte della torrefazione ma, stando ai dati di AstraRicerche, mostrano poca dimestichezza con la geografia del caffè: il 44,1% crede che in Italia esistano coltivazioni di caffè a cui si aggiunge un 20,5% di chi pensa che siano addirittura coltivazioni rilevanti. Una convinzione che sale al 42% tra i 18-24enni. quando invece esistono solo colture sperimentali in Sicilia. E solo quattro italiani su dieci (40,5%) sanno che i chicchi prima della tostatura sono verdi o gialli, mentre la maggioranza li immagina già marroni o neri. Anche sulle varietà la conoscenza è limitata: quasi tutti conoscono l’Arabica (90,4%), ma la Robusta è nota solo al 56,7%, mentre la Liberica e l’Excelsa restano sotto il 15%.

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