Un utile record per il secondo anno consecutivo, a 3,4 miliardi di euro, con 29,5 miliardi di euro di risorse impegnate a fronte di 73,6 miliardi di investimenti sostenuti: sono i risultati di Cassa depositi e prestiti Spa nel 2025, anno sicuramente non semplice da punto di vita economico caratterizzato dall’introduzione dei dazi di Trump e dello squassamento degli equilibri economici internazionali.
Soddisfatto del bilancio l’amministratore delegato, Dario Scannapieco, che fra i segnali di un 2026 «incerto e complesso», promette «di confermare il nostro ruolo a sostegno della crescita del Paese». E con una dote per l’anno passato, per il Mef azionista con l’82,77%, di un dividendo che vale oltre 1,8 miliardi di euro.
Pur sfidante, il 2025, quello del 175esimo compleanno della società braccio finanziario del Mef, vede Cassa depositi e prestiti in linea, se non oltre, con la tabella di marcia del piano industriale 2025-27. L’utile consolidato scende a 5,5 miliardi dai sei del 2024. Più che il passaggio del 9,81% della partecipazione in Tim da Cdp a Poste Italiane, nell’ambito di una «bella operazione industriale» secondo Scannapieco, pesa la maxi-svalutazione da 3,7 miliardi (600 milioni per Cdp) di Nexi. «Che però – secondo Scannapieco – resta un’infrastruttura importante in un’ottica di lungo periodo, con la consapevolezza anche che l’euro digitale (dove la società italiana dei pagamenti giocherà un ruolo) possa essere un’infrastruttura importante».
Il totale dei crediti in essere a favore di imprese, pubblica amministrazione, infrastrutture e cooperazione internazionale sale a 127 miliardi. «Un 2025 – ha spiegato il presidente di Cassa depositi e prestiti, Giovanni Gorno Tempini – in cui il sistema produttivo italiano ha continuato a dare dei segnali di grande vitalità e per me l’elemento fondamentale a cui abbiamo contribuito è la capacità di competere sul mercato internazionale con l’ennesimo record che l’Italia ha avuto dal punto di vista dei saldi della bilancia commerciale».
Nel dettaglio, fra gli impegni del 2025 spiccano 800 milioni per la crescita di Pmi e Mid Cap del Sud in sinergia con le banche e l’avvio della nuova operatività di finanziamento diretto dedicata alle Pmi. Il finanziamento per oltre 500 milioni, in collaborazione con Sace e Bei, a supporto del settore autostradale e le risorse impegnate per l’ammodernamento e lo sviluppo di infrastrutture sanitarie per 39 milioni di euro. Fra le iniziative di equity diretto, la partecipazione all’aumento di capitale di Italgas, per favorire la creazione di un soggetto europeo della distribuzione del gas tramite l’acquisizione di 2i Rete Gas. E, all’estero, impegni per 1,5 miliardi di euro fra cui la stipula della prima operazione a valere sul “Plafond Africa” per 110 milioni di euro, nell’ambito del “Piano Mattei”, per un progetto nelle rinnovabili.
Nel 2026 in cui il Medio Oriente in guerra sta strozzando le forniture di greggio e di gas, anche Cdp dovrà fare i conti con la crisi energetica. «Sappiamo sicuramente che ci saranno degli effetti sul lato dell’inflazione, speriamo non sul lato delle disponibilità – dice Scannapieco – ma ci sono delle cose da fare, intanto c’è un potenziale di generazione sulle rinnovarli, su cui Cdp è molto attiva e continua ad essere presente col proprio portafoglio degli investimenti».
Fra le sfide degli investimenti c’è quella – geopolitica – dell’intelligenza artificiale che richiederebbe un approccio pan-europeo fra bassi investimenti e limitata disponibilità di capitale per le startup rispetto a Usa e Cina. «Le Cdp europee – suggerisce Scannapieco – necessiterebbero di strumenti di garanzia. Abbiamo di recente fatto un incontro con la commissario Ue, Maria Luís Albuquerque, e c’è bisogno di equity, uno dei grandi problemi in Europa è che quando le startup crescono e quando raggiungono una fase di scale up, non ci sono fondi a sufficienza e finiscono per andare negli Usa». Dove viene dirottato anche gran parte del risparmio europeo gestito attraverso i fondi internazionali, quasi tutti di matrice americana.
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