Clepa (European Association of Automotive Suppliers), l’associazione europea dei fornitori di componentistica automotive, ha reso noto che le aziende del settore nel biennio 2024-2025 hanno perso ben 104.000 posti di lavoro, una cifra che corrisponde in media a circa 142 lavoratori al giorno persi nel settore grazie agli effetti deleteri causati dal “Green Deal” ideologico e completamente avulso dalla realtà, un dato che supera persino le perdite occupazionali registrate durante la pandemia di Covid-19.
La crisi è attribuita principalmente alla domanda di veicoli ancora sotto i livelli pre-pandemia, ai costi elevati di energia e produzione, alla pressione competitiva dei produttori esteri e alla transizione tecnologica verso l’elettrificazione, che richiede investimenti onerosi e sta ridisegnando le catene di fornitura, anche se si sta registrando una frenata, in attesa della concretizzazione del cambio di passo su obblighi assurdi e presenti solo in Europa da parte della Commissione europea.
Nel 2025 sono stati annunciati circa 50.000 licenziamenti, aggiungendosi ai 54.000 del 2024, mentre le nuove assunzioni sono state limitate (circa 7.000 nel solo 2025), evidenziando un forte squilibrio tra posti di lavoro persi e creati.
Clepa ha sottolineato che questa dinamica nella componentistica automotive rischia di indebolire la base industriale europea proprio nel momento in cui servirebbe rafforzarla: la filiera dei fornitori è infatti cruciale per le tecnologie future dell’auto (e non solo), inclusa la mobilità elettrica. Clepa invita a interventi politici mirati, come la riduzione dei costi energetici e semplificazioni normative, per arginare la perdita di competitività e preservare posti di lavoro nel continente.
Ma la politica dovrebbe rendersi conto urgentemente che se tarda ulteriormente a cambiare le regole esistenti, essa dovrà subire una profonda reazione dei cittadini in termini di perdita di consenso oltre che in termini di povertà sempre più diffusa in Europa.
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