Home Economia «Crescita anemica» dell’economia italiana: Confindustria taglia stime del Pil

«Crescita anemica» dell’economia italiana: Confindustria taglia stime del Pil

Orsini: «servono incentivi per sostenere l’economia in sostituzione di quelli che stanno scadendo».

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Il rapporto d’autunno degli economisti del Centro studi Confindustria certifica una «crescita anemica» dell’economia italiana sollecitando «una manovra di bilancio che sapientemente prosegua sulla strada dello stimolo agli investimenti produttivi, investimenti necessari per rilanciare la crescita del Paese».

E’ una «dinamica del Pil italiano – rileva il Centro Studi di Confindustria – che in assenza del Pnrr sarebbe di -0,3% nel 2025 e di +0,1% nel 2026, –0,2% nel biennio: non ci sarebbe crescita, ma una stagnazione». In ogni caso il Pil – secondo il Csc – si fermerà quest’anno a +0,5% e il prossimo a +0,7%, in linea con il nuovo aggiornamento del Dpfp appena presentato dal governo Meloni che ha rivisto al ribasso le previsioni di primavera. In ogni caso, il Pnrr si conferma un’occasione mancata per l’Italia, con un piano partito su basi abborracciate del governo Conte 2, aggiustato in corsa dal Draghi e rivisto ben altre 2 volte dal Meloni, dove i 197 miliardi di sostegno (2/3 a debito e 1/3 a fondo perduto) avranno un effetto decisamente inferiore alle attese di ammodernamento e rilancio del Paese.

Nel quadro delineato della crescita anemica dell’economia italiana dal Centro Studi di Confindustria, con la guerra dei dazi e le tensioni geopolitiche pesa la caduta delle esportazioni, mentre l’occupazione continua a crescere più del Pil. Il deficit pubblico è in calo, sotto la soglia Ue del 3% del Pil nel 2026 anche se indicato al 3,1% nel 2025.

«Siamo di fronte ad una sfida economica globale che ha l’obiettivo di ridisegnare la geografia industriale mondiale, ci siamo domandati se l’Italia può mantenere un ruolo da protagonista», dice il vicepresidente di Confindustria per il Centro studi, Lucia Aleotti, presentando le stime di autunno: di fronte ad un «quadro di tempesta globale, serve un piano di investimenti vigoroso, sul modello di industria 4.0, per tenere il passo con i nostri competitor, gli altri Paesi, come Germania e Francia che con il supporto delle loro economie stanno mettendo in atto piani di incentivi poderosi».

«Nel momento in cui il Pnrr finirà, e non manca molto – avverte anche il direttore del Centro studi Confindustria, Alessandro Fontana -, bisognerà programmare delle politiche espansive, mantenere qualcosa di espansivo anche per i prossimi anni. Come sta facendo la Germania che ha messo in campo 650 miliardi, e come sta facendo anche la Francia: sarà importante mantenere un supporto all’economia italiana».

Ci sono anche risorse ferme, come i 1.500 miliardi di risparmi degli italiani accumulati sui conti in banca, o nei fondi pensione, che se rimesse in gioco anche in minima parte potrebbero alimentare «un grande progetto di rilancio del Paese», dice il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: «se raccogliessimo solo l’1% di questa massa di risparmio, fa 15 miliardi. Ma anche se raccogliessimo 5 miliardi, e usiamo le garanzie di Sace, con un piano di 3 anni, non dico che sono risorse che devono andare nell’industria, ma sarebbe possibile dare continuazione del Pnrr, continuare quelle cose che servono in questo Paese, come le infrastrutture, il welfare, il piano casa, la digitalizzazione… Tutti i capitoli che possono rendere competitivo il nostro Paese. E’ quello che serve». Insomma, servirebbe rilanciare l’esperienza dei Pir, soffocata dopo un inizio promettente.

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