La “data economy” cresce in Europa dell’8% all’anno e il mercato europeo dei dati raggiungerà un valore di circa 1.000 miliardi di euro, con oltre 190 miliardi di investimenti in nuovi data center. In Italia ci sono promettenti prospettive di crescita, con la capacità installata di data center che potrebbe triplicare da 600 megawatt a 2 gigawatt nel 2030 generando più di 18 miliardi di investimenti in It e creando 70.000 nuovi occupati, con un impatto sul Pil tra 17 e 28 miliardi di euro.
La sfida sarà garantire uno sviluppo equilibrato delle nuove infrastrutture su tutto il territorio nazionale, anche se si assiste ad una decisa corsa verso la concentrazione dove la richiesta è maggiore anche per limitare i tempi di latenza, con Milano in testa con 14 nuovi progetti autorizzati e 2,5 miliardi di euro di investimenti.
L’espansione dell’economia dei dati, secondo una ricerca realizzata dal centro studi Agici, spinge gli investimenti infrastrutturali in data center nel continente, con in testa la Germania. Mentre Paesi all’avanguardia come Irlanda, Paesi Bassi e Francia registrano livelli di saturazione delle reti e dei carichi energetici, l’area mediterranea si sta imponendo come nuova frontiera di crescita di queste infrastrutture, con Italia e Spagna protagoniste grazie a un contesto sempre più attrattivo per gli investitori.
L’Italia, rileva Agici, dispone di fattori competitivi unici come la vasta presenza di aree industriali dismesse da riconvertire, una rete di trasmissione elettrica moderna, ampia disponibilità di energia rinnovabile, una solida capacità di produzione termoelettrica a gas e connessioni sottomarine internazionali di rilievo.
Alcune criticità secondo lo studio sono legate alla concentrazione geografica delle nuove infrastrutture in Italia. Ad agosto 2025 le richieste di connessione dei data center hanno raggiunto quota 342, in aumento del 1.600% rispetto al 2020, per un totale di 55 GW di richieste di allaccio alla rete, metà delle quali localizzate in Lombardia e 7 GW solo nella città di Milano. Tale concentrazione rischia di generare squilibri sulla rete elettrica e pressioni sui prezzi zonali dell’energia. Mentre il Nord rischia la saturazione, Roma si trova in una fase di espansione e il Sud Italia, pur disponendo di infrastrutture strategiche come i punti di terminazione dei cavi sottomarini, mostra ancora un potenziale inespresso.
Ma in agguato potrebbe esserci una nuova bolla, come quella legata al dilagare del “dot.com” dei primi anni Duemila, visto che già ora alcune spinte verso l’intelligenza artificiale paiono raffreddarsi e il rischio è di attivare investimenti che non riescono a ripagarsi per la riduzione della domanda. Una situazione da manovrare con molta attenzione.
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