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Diesel alle stelle: padroncini, taxisti, Ncc e partite Iva in ginocchio

L’Unione nazionale consumatori stila la classifica del caro carburanti per regione: sul gasolio vince l’Alto Adige, seguita da Sicilia e Calabria.

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Dopo il taglio di 17 centesimi sul diesel deciso lunedì scorso dal Consiglio dei ministri, la CGIA guarda con fiducia al prossimo 4 agosto, data in cui il governo dovrebbe varare una misura più strutturale contro il caro-carburanti, magari esteso pure alla benzina, altro carburante con le quotazioni alle stelle, anche leggermente meno dello stratosferico prezzo del gasolio.

I rincari dei prezzi alla pompa registrati in queste ultime settimane, purtroppo, non si stanno abbattendo solo su famiglie e pendolari, ma anche sui piccoli autotrasportatori, complice anche il fatto che assieme al taglio deciso dal governo sono scattati anche nuovi aumenti che hanno inficiato parzialmente la manovra sulle accise.

Va ricordato che il credito d’imposta da oltre 320 milioni di euro introdotto dall’Esecutivo per alleggerire la componente fiscale del diesel interessa solo il 22% circa dei mezzi pesanti circolanti nel Paese perché dei 5.509.826 autocarri (anno 2025) circolanti nel Paese, solo 1.263.522 hanno una portata superiore alle 7,5 tonnellate, soglia oltre al quale scatta il credito fiscale legato anche alla classe di emissione del veicolo, escludendo quelli sotto Euro 5. Si stima che quasi la metà delle imprese di autotrasporto presenti nel Paese non beneficia del credito di imposta.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico il prezzo del diesel è salito del 20,9%, ovvero 36 centesimi in più al litro. Il risultato? Oggi fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa 1.040 euro, 180 euro in più del 27 febbraio scorso: una vera e propria stangata. La benzina, invece, è rincarata del 19,6%, vale a dire 33 centesimi al litro in più dall’inizio delle ostilità tra USA e Iran.

Tra gli artigiani il conto salato del caro-carburante, purtroppo, non lo stanno pagando solo i padroncini, ma anche i taxisti e gli operatori del noleggio con conducente (Ncc): tutte figure che rientrano nella categoria dei “professionisti della strada”, operatori che per legge devono possedere un’abilitazione specifica per guidare i mezzi con cui lavorano. Parliamo di una platea enorme di persone che percorre centinaia di migliaia di chilometri l’anno, di giorno e di notte.

A questo elenco, l’Ufficio studi della CGIA ha aggiunto anche gli agenti di commercio, altra categoria di partite Iva che passa gran parte della giornata lavorativa al volante, spostandosi da un cliente all’altro.  E a questi ci sarebbero migliaia di altri professionisti che dalla mobilità deriva gran parte del loro lavoro.

Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente, sono proprio questi lavoratori autonomi a risentire più di altri dell’aumento dei prezzi dei carburanti. Un quadro che rende evidente una cosa: le misure prese a livello nazionale, da sole, non bastano. Serve un intervento a livello europeo, che permetta ai singoli Paesi di abbassare in modo stabile e duraturo le imposte sui prodotti energetici, senza mettere a rischio l’equilibrio dei conti pubblici.

Il caro carburante rappresenta oggi una criticità che interessa l’intero territorio europeo, non solo l’Italia. Appare necessario interrogarsi sulle ragioni dell’inerzia delle istituzioni europee. È legittimo chiedersi cosa impedisca a Bruxelles di autorizzare gli Stati membri a introdurre misure temporanee di sostegno, quali la riduzione delle accise sui carburanti, un taglio all’aliquota IVA applicata o l’attivazione di aiuti mirati destinati ai comparti produttivi maggiormente esposti all’impatto dei rincari energetici. Settori strategici per l’economia europea, come il trasporto di merci/persone, la pesca e l’agricoltura che risentono in maniera diretta dell’aumento dei costi energetici, con conseguenze rilevanti sulla tenuta dei margini e sulla competitività delle imprese. Ricordiamo che l’UE dispone degli strumenti normativi necessari per garantire una risposta coordinata ed efficace a questa emergenza; così come è stato fatto all’indomani dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. È dunque auspicabile un’assunzione di responsabilità tempestiva da parte delle istituzioni comunitarie, a tutela dei cittadini e del tessuto produttivo europeo.

Ma oggi agire su questo fronte vorrebbe dire dare l’ennesima picconata alle tavole ideologiche del “Green Deal” che, nonostante i fallimenti acclarati causati dalla demagogia ambientalista al potere, non si riesce ad abbattere. E la linea che arriva dai vertici di Bruxelles è avanti tutta le con le politiche climatiche, anche se ciò comporta il fallimento di fette sempre più ampie di economia reale con ricadute ambientali limitatissime se non inesistenti, mentre la chiusura delle fabbriche e la perdita di posti di lavoro sono terribilmente concreti e tangibili.

Intanto l’Unione nazionale consumatori ha stilato la classifica delle regioni con il pieno più caro. «Dopo le autostrade, dove il gasolio svetta a 2,175 euro al litro, rispetto alla rete stradale ordinaria è in Alto Adige che si vende il gasolio più caro d’Italia, 2,124 euro al litro. La Medaglia d’argento va alla Sicilia con 2,113 euro, la medaglia di bronzo alla Calabria, che a 2,108 euro» afferma il presidente Unc, Massimiliano Dona, sulla base dei dati Mimit.

La Campania è appena fuori dal podio, rivela Unc, sulla soglia di 2,1 euro esatti. Seguono nella classifica delle regioni che vendono il gasolio più caro, Molise, Basilicata e Friuli Venezia Giulia, tutte e tre al quinto posto con 2,097 euro, poi la Puglia e Trentino. Chiude la “top ten” delle peggiori la Valle d’Aosta con 2,082 euro.

I prezzi più bassi sono nelle Marche (2,059 euro), al secondo posto il Veneto (2,063) e al terzo delle virtuose l’Umbria (2,064). In tutte le regioni italiane, tranne che in Sicilia dove il prezzo, essendo già alle stelle, è rimasto stabile, il diesel ha ripreso la sua corsa. Il rialzo maggiore si è avuto in Valle d’Aosta dove in un giorno il gasolio costa 2,7 cent in più al litro e un pieno da 50 litri si paga 1,35 euro più di ieri. A seguire l’Alto Adige (+2,3 cent al litro, +1,15 euro per un pieno) e la Liguria (+2,2 cent al litro + 1,1 euro a rifornimento).

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