L’economia europea rischia un doppio dazio, con il deprezzamento del dollaro che si somma alle nuove aliquote tariffarie universali al 15% imposte dal presidente Usa, Donald Trump, con il rischio di accelerare sul rallentamento della crescita economica, già in frenata sotto i colpi del “Green Deal”.
Proprio per evitare un rallentamento più forte, la Banca centrale europea potrebbe intervenire, tagliando nuovamente i tassi sul costo del denaro, scenario anticipato a Ginevra dalla presidente Christine Lagarde in procinto di una trasferta all’incontro annuale tra i banchieri centrali di Jackson Hole negli Stati Uniti.
L’economia europea è ad un bivio, tra la frenata indotta dai dazi sull’export europeo nel principale mercato di sbocco, quello americano, dopo un inizio di 2025 a forte crescita, e dall’altra parte la Fed che pare ormai pronta a una nuova stagione di tagli dei tassi d’interesse che potrebbe preludere a un’ulteriore caduta del dollaro equivalente a un dazio aggiuntivo sull’export europeo.
Passata la pausa estiva, le parole di Lagarde risvegliano gli operatori che si aspettavano fino a ieri un prossimo taglio in tempi non ravvicinati dopo la sequenza di otto riduzioni in un anno che ha dimezzato al 2% i tassi ufficiali. Ora le probabilità indicano al 50% circa un nuovo taglio entro dicembre.
«Le aliquote concordate fra Bruxelles e Washington, fra il 12 e il 16% – ha spiegato Lagarde all’International Business Council del Forum economico mondiale – non si discostano molto dallo scenario di base che la Bce aveva immaginato nelle sue previsioni di giugno e sono lontane dallo scenario peggiore. Ma sono comunque un peggioramento e andranno messe in conto nelle nuove proiezioni di settembre che guideranno le nostre decisioni nei prossimi mesi».
Un’implicita apertura a una discesa dei tassi Bce sotto il 2%, quindi in assetto “espansivo” per l’economia dall’attuale livello neutrale, nonostante un’inflazione oggi confermata esattamente all’obiettivo del 2% a luglio. «L’economia europea guidata dall’export – ha spiegato Lagarde – aveva segnato una crescita solida, dello 0,6% nel primo trimestre, grazie alla corsa degli importatori a fare scorte prima che scattassero i rincari annunciato da Trump a inizio aprile col “Liberation Day”. Ora, dopo un secondo trimestre frenato a 0,1%, questo effetto si sta invertendo, come indicano i dati di Eurostat con un calo dell’export Ue verso gli Usa pari a -10% a giugno. Restano elementi di tenuta, ossia consumi e investimenti e un mercato del lavoro robusto».
L’Europa inoltre, con gli Usa che restano partner, ma guardano al protezionismo, per Lagarde «dovrebbe rafforzare i suoi legami commerciali con altre giurisdizioni, facendo leva sulla forza della sua forte economia orientata all’export».
Fin qui la versione “in chiaro”. Quello che la presidente della Bce non può dire è che le mosse della Fed – da cui il mercato si attende un taglio a settembre e un altro entro fine anno – sia pure già prezzate dai mercati, rischiano di trascinare in un ulteriore ribasso il dollaro. L’euro, a un soffio da 1,17 dollari, è in rialzo del 13% da inizio anno. I problemi di bilancio Usa, che oggi fanno temere scenari futuri di “dominio fiscale” con una Fed che potrebbe dover appoggiare il Tesoro tenendo a bada il costo del debito, rischiano di fare il resto e avvicinare quota 1,20 secondo alcuni operatori. Ciò costituirebbe un ulteriore dazio per gli esportatori europei, che renderebbe i prodotti italiani o tedeschi ancora più costosi per i consumatori americani. La Bce ufficialmente non guarda ai cambi. Ma potrebbe doverne tener conto.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata




































