Economia tedesca sempre più in crisi, con la Germania prossima a perdere il suo ruolo di locomotiva economica d’Europa dopo la perdita delle forniture di gas russo a prezzo calmierato, le politiche europee ambientaliste del “Green Deal” che stanno facendo fallire interi settori della manifattura e problemi politici nella maggioranza di governo federale tra Cdu-Csu e Spd che hanno fatto trascorrere il primo anno di governo di Friederich Merz con un bilancio a quota zero in fatto di riforme e rilancio dell’economia tedesca.
Il nuovo studio sull’economia tedesca dell’Istituto economico tedesco (IW) afferma come «la guerra con l’Iran ha infranto le speranze di una forte ripresa dell’economia tedesca. Quasi il 30% di tutte le aziende prevede tagli al personale nel 2026 e il 35% delle aziende intervistate si aspetta un calo della produzione. Quasi il 40% prevede di investire meno quest’anno».
«La ripresa auspicata non si è quindi concretizzata – prosegue IW -: per quasi tre anni, le aziende tedesche hanno mantenuto una prospettiva costantemente pessimistica, il periodo di stagnazione più lungo degli ultimi 20 anni».
In particolare, dall’indagine su 1.000 imprese emerge che le aziende continuano a valutare negativamente l’attuale situazione economica: il 43% dichiara che la propria attività è peggiorata rispetto a un anno fa, mentre solo il 14% riscontra un miglioramento. Questa tendenza si riscontra in tutti i settori, dai fornitori di servizi all’edilizia. Le prospettive per il resto dell’anno rimangono fosche: il 35% prevede un calo della produzione, mentre solo il 21% si aspetta un aumento.
Anche il settore dei servizi, che di recente si era mostrato ottimista, ha registrato un forte calo di fiducia: il 35% prevede un peggioramento della situazione. Nel settore manifatturiero, il 39% prevede una diminuzione della produzione, contro solo il 24% che si aspetta un aumento. Anche la propensione agli investimenti rimane bassa: circa il 40% di tutte le imprese prevede di investire meno nel 2026, mentre solo il 21% prevede di aumentare gli investimenti. Nel settore industriale, la percentuale di imprese che tagliano gli investimenti (42%) è più del doppio rispetto a quella che prevede di aumentarli (19%).
I tagli predominano anche nel settore delle costruzioni (23% in più, 38% in meno). Continuano inoltre i tagli occupazionali: nel settore manifatturiero, il 37% delle aziende prevede di ridurre il personale, mentre solo il 14% prevede di aumentarlo. Tra i fornitori di servizi, il 22% intende assumere, contro il 28% che prevede di tagliare posti di lavoro.
In questo contesto decisamente fosco per l’economia tedesca arriva la comunicazione che Bosch Ag, uno dei principali gruppi di tecnologia tedesca, ha chiuso in perdita nel 2025 per la prima volta dalla crisi del 2009. Il risultato al netto delle imposte è stato una perdita di 400 milioni di euro, come annunciato dal direttore finanziario di Bosch, Markus Forschner, durante la presentazione del bilancio.
Nel 2024, l’utile netto di Bosch si era attestato intorno a 1,3 miliardi di euro, già dimezzato rispetto all’anno precedente. Una delle ragioni principali del calo è il costo dei licenziamenti. Questi hanno gravato sugli utili per 2,7 miliardi di euro, principalmente sotto forma di ingenti accantonamenti. I pagamenti effettivi saranno effettuati gradualmente nei prossimi anni. Bosch aveva recentemente ridotto il proprio organico, in particolare nella divisione automobilistica ad alto fatturato, in risposta alla crisi economica. Altri fattori che hanno contribuito al calo includono gli effetti del tasso di cambio, gli alti costi e i dazi aggiuntivi.
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