Home Economia Editoria infrastruttura per il Paese: 2,2 miliardi di ricavi e 8.600 occupati

Editoria infrastruttura per il Paese: 2,2 miliardi di ricavi e 8.600 occupati

Ricerca Teha-Qn Media per definire una nuova strategia industriale per il settore sempre più compresso dallo strapotere delle piattaforme digitali, anche nella raccolta pubblicitaria.

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L’editoria italiana è una filiera da 2,2 miliardi di euro di ricavi, 805 milioni di euro di valore aggiunto, circa 8.600 occupati e 664 imprese equivalenti pro-quota. È il quadro del settore che emerge dal rapporto “Valore Sistema Editoria: una nuova agenda industriale per il sistema italiano dell’informazione a sostegno di competitività, coesione e qualità democratica del Paese”, realizzato da Teha Group in collaborazione con QN Media e presentato al Forum di Cernobbio.

Un punto di partenza per definire una nuova agenda industriale per l’editoria quotidiana italiana, capace di accompagnare il settore nelle trasformazioni in atto e di valorizzarne il ruolo strategico per il Paese.

«Negli ultimi anni gli editori sono rimasti in difesa, concentrati solo nel contenere il calo delle copie e l’aumento dei costi – osserva Gabriele Benedetto, amministratore delegato di QN Media -. Oggi dobbiamo cambiare passo, andare all’attacco e costruire un nuovo modello di business. Al centro resta il lavoro del giornalista – tra verifica, analisi e presenza sul territorio -, ma per rafforzarlo serve molta più tecnologia. Dati e intelligenza artificiale devono aiutarci a conoscere meglio i lettori e distribuire l’informazione in modo più efficace. La vera sfida è non lasciare che siano gli algoritmi delle grandi piattaforme estere a decidere cosa è rilevante, sostituendosi a noi nel rapporto con il pubblico. Contenuti e relazioni con i lettori devono tornare nostri: la tecnologia deve potenziare il giornalismo, non sostituire la responsabilità editoriale».

Il documento presentato a Cernobbio è il primo snodo pubblico di un percorso che proseguirà nei prossimi mesi con analisi, benchmark e confronto con i portatori d’interesse, fino al Rapporto Finale del 3 dicembre 2026.

I siti di notizie e informazioni generati attraverso l’IA con scarsa o nulla supervisione umana sono passati da 49 nel 2023 a 3.749 nel 2026, moltiplicandosi di circa 77 volte in tre anni. Parallelamente, il 64% dei media leader considera prioritaria l’automazione dei processi interni, sottolinea lo studio, secondo cui «la sfida è utilizzare l’IA per aumentare efficienza e personalizzazione, liberando risorse per le attività che distinguono l’informazione professionale: verifica, interpretazione, approfondimento e responsabilità editoriale».

Tra i punti chiave emersi dallo studio c’è anche la verifica delle fonti che, insieme a selezione, contestualizzazione e responsabilità editoriale, è presidio strategico per la resilienza democratica ed economica del Paese.

Nel 2025 sono stati 589 gli episodi di manipolazione e interferenza informativa di origine estera (Fimi), 11 dei quali hanno interessato l’Italia, mentre il tempo medio trascorso su uno schermo prima di spostare l’attenzione è sceso a 47 secondi, contro i 150 del 2004.

Quanto alle copie cartacee medie giornaliere, il documento evidenzia che sono crollate del 79,7%. Il valore dell’informazione non è scomparso, ma viene redistribuito lungo una catena sempre più intermediata. La risposta, secondo la ricerca, non è difendere gli equilibri del passato, ma rafforzare la relazione diretta con il pubblico, la capacità di investimento e nuove forme di produzione, distribuzione e monetizzazione.

Sulla base di queste considerazioni, il documento indica tre direttrici complementari: rafforzare il valore distintivo dell’informazione professionale; usare digitale e AI per aumentare produttività e relazione con il pubblico; ricostruire la sostenibilità economica della filiera.

«In un mondo in cui produrre contenuti costa sempre meno, il valore si sposta dalla quantità alla qualità dell’informazione: verifica, responsabilità e contesto diventano i veri beni scarsi – conclude Lorenzo Tavazzi, senior partner & board member di TEHA Group -: l’editoria quotidiana presidia funzioni essenziali per la democrazia, la coesione dei territori e la capacità di cittadini, imprese e istituzioni di prendere decisioni informate. Non è quindi un settore da difendere per inerzia, ma un’infrastruttura strategica da trasformare: la priorità è costruire un modello industriale capace di unire qualità, autonomia, tecnologia e capacità di trattenere il valore generato».

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