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Euro digitale, moneta pubblica contro il monopolio degli operatori americani

Cipollone: «serve un contante per l'epoca digitale, troppa dipendenza dalle carte non Ue».

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euro digitale

L’euro come difesa della sovranità, non solo europea ma italiana: ieri con banconote e monete, emesse dalle banche centrali dell’Eurosistema, domani con l’euro digitale, una “moneta pubblica” – a differenza della moneta privata creata dalle banche o dalle carte di credito – in grado di accompagnare un futuro dei pagamenti sempre più digitale. E unica moneta davvero europea, sia come infrastruttura che come tecnologia.

Piero Cipollone, già vice direttore della Banca di Italia, oggi nel comitato esecutivo Bce, spiega la cifra geopolitica del progetto dell’euro digitale. Con l’82% dei cittadini europei a favore, e con uno status di seconda valuta internazionale al 20% del totale, sia pure parecchio indietro rispetto al dollaro, la Bce deve «tutelare la moneta unica e la nostra sovranità monetaria di fronte alle nuove sfide geopolitiche e tecnologiche».

Il riferimento, implicito, è alla frammentazione geopolitica simboleggiata dalla presidenza Trump, ma anche alla sfida delle “stablecoin” in dollari nei pagamenti internazionali con cui Washington potrebbe puntellare il ruolo del biglietto verde e finanziare il suo debito. La difesa dell’euro non è fatta solo di lotta all’inflazione, suggerisce Cipollone al convegno “Ottant’anni di Repubblica” dell’Università La Sapienza a Roma. C’è anche il sistema dei pagamenti. E oggi quello europeo fronteggia «una grossa dipendenza da soluzioni e infrastrutture di pagamento non europee»: gli schemi internazionali rappresentano ben due terzi delle transazioni con carta nell’area dell’euro. Tredici dei 21 paesi dell’area non dispongono nemmeno di uno schema di carta nazionale come Bancomat. Non esiste una sola soluzione europea che funzioni in tutta l’area dell’euro per i pagamenti digitali.

Con pagamenti sempre più digitali e meno contantefisico”, questo predominio di multinazionali non europee come Visa o Mastercard o di sistemi come PayPal mette a rischio la sovranità. Gli Usa, del resto, non si sono fatti scrupolo di bloccare l’accesso ai conti correnti o ai pagamenti di cittadini europei per motivi geopolitici. E dunque «in un mondo frammentato, non possiamo più permetterci di dipendere da soluzioni non europee per un’esigenza critica come i pagamenti quotidiani».

Secondo Cipollone la soluzione è l’euro digitale, che la Bce intende lanciare nel 2029 se quest’anno, come atteso, sarà pronto il regolamento europeo. Non a caso il testo dell’Europarlamento prevede che per i titolari di un wallet di euro digitali che venissero sanzionati, sarà l’Europa ad avere l’ultima parola. Un euro digitale «assicurerà che gli europei abbiano un’opzione di pagamento con moneta pubblica, basata su una tecnologia e un’infrastruttura europee», promette Cipollone. Alle banche e fintech, timorose di perdere depositi e business, la Bce promette «una rete di accettazione paneuropea che potranno usare senza dover sopportare alcun costo per nuove infrastrutture». E alle imprese l’accesso immediato a «una scala europea» per il loro commercio. Ma come accade per tutti i pagamenti, le banche e le società finanziarie che utilizzeranno l’euro digitale potranno applicare commissioni nei confronti dei loro clienti.

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