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Farmaci, frena a 10,2 miliardi la spesa a carico degli italiani

Rapporto OsMed 2024 sull'uso dei medicinali in Italia. Boom di farmaci per l'obesità, non decollano gli equivalenti. Forte preoccupazione della diffusione degli psicofarmaci tra i minori.

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Farmaci biosimilari payback sanitario riqualificazione della spesa

Dopo un aumento del 7,4% nel 2023, frena la spesa sostenuta dagli italiani per l’acquisto di farmaci, passando da 10,6 miliardi del 2023 a 10,2 nel 2024. In controtendenza, la spesa per i farmaci contro l’obesità a carico dei cittadini, i cui consumi sono cresciuti del 78,7% in un anno. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto OsMed 2024 sull’uso dei medicinali in Italia, realizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).

La spesa a carico dei cittadini comprende sia l’acquisto privato di farmaci per cui è possibile il rimborso (fascia A), sia quelli a completo carico dei cittadini (classe C), sia la compartecipazione, vale a dire il ticket o la differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto e il prezzo dell’equivalente rimborsato. La spesa per i farmaci di fascia A acquistati privatamente ammonta a 1,6 miliardi, con colecalciferolo, amoxicillina/acido clavulanico e ibuprofene che rappresentano i primi tre farmaci per sepsi.

Per i farmaci di Classe C gli italiani hanno invece sborsato più di 7 miliardi di euro, con un lieve decremento dell’1,96% rispetto al 2023. In questa fascia si inseriscono i nuovi farmaci per l’obesità (i cosiddetti analoghi del recettore GLP‐1). Nel 2024, con un incremento dei consumi del 78,7% e una spesa di 98,2 milioni sono entrati nella top 10 dei farmaci di fascia C con ricetta a maggior spesa.

Ammonta invece a circa 440 milioni la spesa per i cittadini per il ticket sulla ricetta e a 1 miliardo di euro quella sostenuta per acquistare il farmaco di marca al posto dell’equivalente rimborsato. Su questo fronte, si registra una crescita degli equivalenti, che hanno rappresentato nel 2024 il 23,5% della spesa e il 31,6% dei consumi. Nonostante ciò, il consumo di generici resta basso e l’Italia si colloca al terz’ultimo posto in Europa. Si conferma inoltre una profonda eterogeneità regionale, con il Nord che consuma più generici (45,5%) rispetto al Centro (34,2%) e al Sud e Isole (25,3%). Al contrario, l’Italia è al di sopra della media europea nell’incidenza della spesa (59,8%) e del consumo (72,2%) di farmaci biosimilari.

I farmaci di classe C con ricetta registrano una riduzione della spesa pari al 4,9% rispetto al 2023, determinata da una riduzione della quantità (-2,8%) e dei prezzi (-1,1%). Le categorie di farmaci di classe C con ricetta maggiormente acquistati dai cittadini nel 2024 si confermano essere le benzodiazepine (ansiolitici, 371 milioni di euro), gli analgesici e gli antipiretici e i farmaci per la disfunzione erettile. Per questi ultimi nel 2024 sono stati spesi circa 245 milioni di euro.

Nella classifica dei primi 30 principi a maggiore spesa nel 2024 entra la semaglutide, non presente nell’anno precedente, con una spesa di 55,3 milioni di euro, a cui si aggiungono 21,8 milioni di acquisto privato di fascia A. Tra i farmaci di automedicazione, i derivati dell’acido propionico (Fans) rappresentano l’11,5% della spesa complessiva con un valore di 384,7 milioni di euro, sostanzialmente stabili rispetto al 2023. I primi principi attivi per spesa si confermano ibuprofene e diclofenac, che mostrano rispettivamente una leggera riduzione (-0,6%) e un consistente aumento (+6,4%).

Invece, preoccupa la diffusione dell’utilizzo di psicofarmaci su bambini e adolescenti che «non ci sorprende perché è parallelo all’incremento della prevalenza dei disturbi mentali nei giovanissimi, che stiamo rilevando in questi ultimi anni» sottolineano i neo presidenti della Società italiana di psichiatria (Sip), Antonio Vita e Guido Di Sciascio, che dicono no al “fai-da-te” nella cura dei problemi di salute mentale e invitano a fare attenzione a chi prescrive terapie.

Quello che emerge dal report dell’Agenzia italiana del farmaco è «un trend in crescita segnalato da più parti, dalla psichiatria alla neuropsichiatria dell‘infanzia e dell’adolescenza, e riguarda diverse condizioni patologiche – dichiarano Vita e Di Sciascio -. A questo si aggiunge anche una maggiore capacità di riconoscimento e di collegamento dei giovani con i servizi, ancora non pienamente sufficiente, ma sicuramente in miglioramento».

Grande consumatrice di farmaci si conferma la popolazione anziana, con una spesa media per utilizzatore che ammonta a 570,2 euro (621,6 nei maschi e 529,5 nelle femmine), in lieve aumento rispetto al 2023 (+1,2%). Ben il 97,4% degli anziani ha ricevuto nel corso dell’anno almeno una prescrizione farmacologica. In media si arriva a oltre 3,4 dosi al giorno, gli uomini ne prendono più delle donne. Per entrambi i sessi, all’aumentare dell’età si assiste a un progressivo incremento del numero di principi attivi assunti.

Il 68,1% degli ultra65 ha ricevuto prescrizioni di almeno 5 diverse sostanze (politerapia) nel corso del 2024 e circa uno su tre (28,3%) ha assunto almeno 10 principi attivi diversi. Dal Rapporto emerge inoltre che il 33,1% della popolazione anziana (3 pazienti su 10) assume almeno 5 differenti farmaci per almeno 6 mesi nel corso di un anno (politerapia cronica), con un andamento crescente all’aumentare dell’età: fra gli 85 e gli 89 anni si raggiunge il picco del 43,7%, quasi uno su due. Più farmaci, più dosi, più occasioni di errore e di abbandono: seguire bene la cura, per il tempo necessario, diventa difficile. La scarsa aderenza del paziente alle prescrizioni del medico è la principale causa di non efficacia delle terapie farmacologiche.

Resta ancora elevato il consumo di antibiotici in Italia, sebbene il 2024 abbia mostrato un lieve calo rispetto al 2023 (-1,3%), attestandosi a 16,9 dosi giornaliere ogni mille abitanti. Quasi 4 persone su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico nel 2024, con una prevalenza d’uso più elevata nei bambini fino a 4 anni di età (45-47%) e negli ultra85 (54-58%). L’amoxicillina+acido clavulanico, antibiotico ad ampio spettro ampiamente impiegato in ambito pediatrico, si conferma la molecola a maggior utilizzo con 6,4 dosi giornaliere ogni mille abitanti (pari al 38% dell’intera categoria) e a maggiore spesa (3,13 euro pro capite), seguito per consumi dalla claritromicina (1,9 dosi giornaliere per mille abitanti) e dall’azitromicina (1,6 dosi giornaliere per mille abitanti).

Livelli più elevati nell’utilizzo di antibiotici si registrano ancora al Sud, dove il 43,6% della popolazione ne ha assunto almeno uno in corso d’anno, contro il 40,1% del Centro e il 30,6% del Nord.

Infine, nel triennio 2022-2024, un totale di 46 farmaci ha beneficiato del requisito di innovatività piena per almeno un’indicazione terapeutica, più della metà dei quali è rappresentata da farmaci antineoplastici o orfani, mentre 7 sono terapie avanzate. Nel 2024 la spesa per questi farmaci ha raggiunto 868 milioni di euro, corrispondente al 5,2% della spesa delle strutture pubbliche per le sole indicazioni innovative dei farmaci di classe A e H. Una quota significativa di questa spesa (circa 400 milioni di euro) riguarda medicinali ed indicazioni terapeutiche che nel corso del 2024 hanno perso il requisito dell’innovatività. Il riconoscimento dell’innovatività comporta l’immediata accessibilità del farmaco per gli assistiti, anche senza l’inserimento nei prontuari terapeutici regionali, e l’accesso al Fondo dedicato, che per il 2024 ammontava a 1,3 miliardi. Pertanto, rispetto alle risorse disponibili, la spesa ha fatto registrare un avanzo di 432 milioni di euro.

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