Tra il 2022 e il 2025, il bilancio dello Stato italiano mostra una dinamica di progressivo riequilibrio, con un gettito fiscale in crescita più rapida rispetto alla spesa e un miglioramento del saldo complessivo. Nel periodo considerato, le entrate totali sono aumentate di 75,9 miliardi di euro, passando da 632,2 miliardi nel 2022 a 708,0 miliardi nel 2025, con un incremento complessivo del 12%. A trainare la crescita è soprattutto il gettito tributario, salito da 528,1 miliardi a 614,2 miliardi, cioè 86,1 miliardi in più, pari a un aumento del 16,3%. Le altre entrate, invece, sono diminuite di 10,3 miliardi, scendendo da 104,1 a 93,8 miliardi (-9,9%).
Sul fronte della spesa pubblica, al netto delle uscite per gli interessi sul debito, nello stesso periodo si registra un aumento più contenuto rispetto alle entrate. Le uscite complessive passano da 781,5 miliardi nel 2022 a 845,1 miliardi nel 2025, con una crescita di 63,5 miliardi, pari all’8,1%. In dettaglio, la spesa corrente sale da 641,1 miliardi a 696,7 miliardi (+55,6 miliardi, +8,7%), mentre la spesa in conto capitale aumenta da 140,5 miliardi a 148,4 miliardi (+7,9 miliardi, +5,6%).

Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, il risultato complessivo è un miglioramento del disavanzo complessivo: la differenza tra entrate e spese passa da circa -149 miliardi nel 2022 a circa -137 miliardi nel 2025, con una riduzione di oltre 12 miliardi. Il 2025 rappresenta inoltre un anno di stabilizzazione della spesa pubblica: rispetto al 2024 le uscite complessive restano sostanzialmente ferme a 845 miliardi, mentre le entrate continuano a crescere grazie all’aumento del gettito fiscale.
«Siamo di fronte a una fase di consolidamento dei conti pubblici dopo gli anni segnati dagli shock della pandemia e dell’emergenza energetica. L’aumento del gettito tributario e la crescita delle entrate complessive a un ritmo superiore rispetto alla spesa contribuiscono infatti a rafforzare la sostenibilità del bilancio pubblico, pur in presenza di livelli di spesa ancora elevati rispetto al periodo pre-pandemia – commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi -. In questo contesto, la maggiore solidità dei conti pubblici rappresenta anche un elemento di rassicurazione in una fase internazionale segnata da nuove incertezze, a partire dalle tensioni geopolitiche e dal conflitto in Iran».
Nel 2016, le entrate complessive si fermavano a 502,4 miliardi di euro, di cui 438,6 miliardi di entrate tributarie e 63,8 miliardi di altre entrate. Sul lato della spesa, il totale, al netto delle uscite per gli interessi sul debito, era pari a 544,3 miliardi, con un disavanzo di circa 41,9 miliardi.
Già nel triennio successivo si osserva un aumento strutturale del prelievo fiscale: nel 2017 le entrate tributarie salgono a 447,3 miliardi, nel 2018 a 463,4 miliardi, mentre nel 2019 restano sostanzialmente stabili a 460,7 miliardi. Nello stesso arco di tempo, però, le spese crescono con maggiore decisione, passando da 544,3 miliardi del 2016 a 591,6 miliardi del 2019. È un incremento di 47,3 miliardi in tre anni, trainato quasi interamente dalla spesa corrente, che passa da 508,4 a 552,8 miliardi.

La frattura arriva nel 2020. Con la pandemia, le entrate tributarie scendono bruscamente a 432,6 miliardi, cioè 28,1 miliardi in meno rispetto al 2019, mentre le spese complessive esplodono a 724,2 miliardi. In un solo anno la spesa aumenta di 132,6 miliardi, soprattutto per effetto della spesa corrente, che balza da 552,8 a 626,2 miliardi, e della spesa in conto capitale, che passa da 38,8 a 98,0 miliardi. Il disavanzo raggiunge così quasi 228,6 miliardi, segnando il punto più critico dell’intera serie. Nel 2021 prosegue l’espansione del bilancio pubblico. Le entrate totali risalgono a 566,9 miliardi, grazie soprattutto al recupero delle entrate tributarie, che tornano a 479,7 miliardi, ma anche al forte aumento delle altre entrate, che toccano 87,2 miliardi. Tuttavia le spese continuano a crescere fino a 786,9 miliardi, nuovo massimo storico in quel momento. La spesa corrente raggiunge 667,8 miliardi e quella in conto capitale 119,1 miliardi. Il disavanzo resta quindi elevatissimo, intorno ai 220 miliardi.
Il passaggio più interessante, però, è quello che va dal 2022 al 2025, perché in questi quattro anni si consolida una dinamica più favorevole. Le entrate complessive crescono da 632,2 miliardi a 708,0 miliardi, con un incremento di 75,9 miliardi, pari al 12%. A trainare questa crescita sono soprattutto le entrate tributarie, salite da 528,1 a 614,2 miliardi, con un aumento di 86,1 miliardi, cioè del 16,3%. È un dato molto significativo: il gettito fiscale cresce molto più della spesa totale e segnala una capacità di recupero e di consolidamento delle basi imponibili decisamente robusta. Al contrario, le altre entrate scendono da 104,1 a 93,8 miliardi, con una riduzione di 10,3 miliardi, pari a quasi il 10%, il che rende ancora più evidente come il miglioramento sia stato sostenuto principalmente dalla componente tributaria.
Nel confronto storico di lungo periodo, il 2025 si colloca molto sopra i livelli del 2016–2019 sia per entrate sia per spese. Le entrate totali sono superiori di 205,6 miliardi rispetto al 2016 e di 184,7 miliardi rispetto al 2019. Le spese totali superano di 300,8 miliardi il livello del 2016 e di 253,4 miliardi quello del 2019. Questo segnala che la dimensione del bilancio pubblico italiano si è strutturalmente ampliata. Anche dopo il rientro dall’emergenza pandemica, lo Stato continua a operare su volumi molto più elevati rispetto al passato. C’è poi un altro aspetto da sottolineare.
Nel 2025 le entrate tributarie raggiungono il massimo dell’intera serie storica, 614,2 miliardi, mentre le altre entrate si collocano sotto il picco del 2022 e anche sotto il dato del 2024. Ciò significa che la tenuta del bilancio si fonda sempre di più sul gettito ordinario. È un segnale di maggiore solidità, ma pone anche una questione politica ed economica: una quota crescente dell’aggiustamento passa attraverso la leva fiscale conn l’aumento del gettito fiscale, e questo può avere effetti sulla pressione complessiva che grava su famiglie e imprese.
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