Le tensioni internazionali e il caldo record stanno facendo impennare il caro energia, già di suo in Italia più alto della media europea e internazionale, e il prezzo dei carburanti, con pesanti ricadute sulle imprese del terziario di mercato, oltre a generare una spinta all’inflazione che rischia di ridurre i consumi.
Se questi livelli di caro energia dovessero consolidarsi, secondo l’Ufficio studi di Confcommercio la spesa energetica per le imprese del terziario aumenterebbe, nei prossimi mesi, di circa il 22% rispetto alla media del primo semestre 2026, con un aggravio, complessivamente, superiore ai 150 milioni di euro al mese. A pesare, oltre alle tensioni sui mercati internazionali, è anche l’aumento dei consumi elettrici dovuto alle elevate temperature, che colpisce in particolare le attività commerciali, del turismo e dei servizi per climatizzazione e refrigerazione.
Rimane elevato anche il divario tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, confermando le criticità dell’attuale sistema di formazione del prezzo dell’energia. E’ quindi urgente intervenire per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, così da contenere i costi per le imprese e rafforzarne la competitività.
A queste criticità, si aggiungono i rincari dei carburanti, in particolare del gasolio, che gravano direttamente sull’autotrasporto e, di riflesso, sull’intera filiera della distribuzione. Il settore continua a dipendere quasi esclusivamente dai carburanti tradizionali: nel 2025 in Italia sono stati consumati circa 23 milioni di tonnellate di gasolio e 8,9 milioni di tonnellate di benzina per autotrazione. In questo contesto, e con la crisi che si sta estendendo anche al Mar Rosso, va garantito l’approvvigionamento dei prodotti energetici e va evitato l’aumento dei prezzi che, come nel caso del gasolio, già registrano rialzi che nei prossimi giorni rischiano di tornare ai picchi di marzo.
Confcommercio chiede al governo Meloni misure urgenti per scongiurare nuovi fenomeni speculativi sui mercati dei prodotti energetici ed evitare che le imprese del settore debbano affrontare ulteriori aumenti dei costi, incrementati negli ultimi mesi di circa il 30% che difficilmente possono essere sostenuti dalle imprese senza scaricarli su committenti e consumatori.
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