Home Economia Industria alimentare nel I trimestre 2026 traina il settore manifatturiero

Industria alimentare nel I trimestre 2026 traina il settore manifatturiero

Secondo il bollettino CreaAgritrend la crescita + stata dello 0,7%. Male il settore delle bevande.

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Cresce dello 0,7% la produzione dell’industria alimentare nel primo trimestre 2026, risultato migliore rispetto all’intero comparto manifatturiero (+0,3%). In controtendenza, il settore delle bevande, in calo del 2,9%. Una situazione complessiva che fa scendere il fatturato del settore del 2%, sia sul mercato estero (-1,6%) sia su quello interno (-1,9%). Anche in questo caso è più marcata la contrazione del settore delle bevande (-4,2%), che diminuisce sia sui mercati esteri (-11,4%) che su quelli interni (-1,1%).

I dati emergono dal bollettino trimestrale CreaAgritrend diffuso dal Crea con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia. Rallentano rispetto allo stesso periodo del 2025 anche gli scambi agroalimentari con -1% l’export e -5% l’import; un andamento delle vendite che però varia in base alle destinazioni e ai comparti. A crescere sono prodotti lattiero-caseari (+4,3%) e ortofrutta fresca, mentre scendono vino (-8%), prodotti dolciari (-6%) e olio di oliva (-29%).

Sul fronte dei mercati, aumentano le esportazioni verso Spagna (+9,3%) e Polonia (+10,6%), mentre diminuiscono per Germania (-1%) e Stati Uniti (-17,8%) dopo quattro anni di crescita a doppia cifra; ad aumentare sono solo le vendite di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, conserve di pomodoro e preparazioni per salse e condimenti.

Anche le importazioni rallentano rispetto allo stesso periodo del 2025, con una contrazione diffusa tra i principali fornitori. Fa eccezione il Brasile, che cresce del 20,8% grazie soprattutto ai maggiori acquisti di carni bovine e semi di soia. In calo invece gli approvvigionamenti dalla Germania (-11%), con riduzioni di prodotti dolciari, formaggi freschi, zucchero e carni suine semilavorate.

Sul fronte dei comparti, infine, il calo degli acquisti è legato soprattutto alla diminuzione delle importazioni di oli e grassi, prodotti lattiero-caseari, cereali e, in misura minore, prodotti ittici; in crescono invece la frutta secca (+18,6%), in particolare nocciole e pistacchi.

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