L’evasione contributiva accertata dell’Inps al netto delle sanzioni nel 2025 raggiunge i 525 milioni, in aumento sul 2024 ma «sostanzialmente stabile nel quadriennio, attorno ai 500 milioni, rispetto ai più di 10 miliardi annui di evasione stimata» afferma la Relazione di verifica del Consiglio di indirizzo (Civ) dell’Inps.
Nell’ultimo quadriennio, risulta una costante diminuzione del numero degli ispettori di vigilanza Inps, che passano da 884 a 736. Le ispezioni previdenziali effettuate calano sensibilmente rispetto al 2022, passando da 10.576 a 8.311. L’Inps segnala comunque che nel 2025 l’evasione contributiva accertata comprese le sanzioni ha toccato quota 816,128 milioni in aumento rispetto ai 761,315 milioni del 2024 nonostante la riduzione degli ispettori. Gli ispettori Inps secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Inl riferiti al 2024 sono circa un sesto del totale (la maggioranza sono gli ispettori del lavoro).
«L’ulteriore calo del numero di ispettori di vigilanza, non ancora integrati a due anni dalla decretazione d’urgenza che ne prevedeva l’assunzione, non avendo per un anno e mezzo l’Inps ottenuto le autorizzazioni ministeriali previste – afferma il Civ – rende difficoltosa l’azione dell’Istituto nel contrastare l’evasione e il lavoro irregolare, nell’attività di tutela dei lavoratori e delle imprese».
Anche la vigilanza documentale registra nel quadriennio un arretramento, con una riduzione dell’accertato che passa dai 328 milioni del 2022 ai 314 milioni del 2025, e delle riscossioni che passano, nello stesso periodo, dai 284 milioni ai 176 milioni, con un rapporto Riscosso/Accertato che scende dall’86,4% al 56%.
Va male anche la capacità di riscossione, con i crediti dell’Inps iscritti a ruolo al netto di sgravi e sospensioni in continua crescita, arrivando, nel 2025, a 193 miliardi, rispetto ai 182 miliardi dell’anno precedente, denuncia la relazione annuale del Civ Inps, spiegando che è «rilevante il tema dei crediti inesigibili, rispetto ai quali sarebbe necessaria una diversa lettura normativa e una differente regolamentazione interna per rendere più attendibile la rappresentazione della situazione patrimoniale dell’Istituto».
Le riscossioni ammontano a 57.956 milioni con una percentuale di riscosso/affidato al netto di sgravi e sospensioni del 29,98%, in lieve aumento rispetto al 29,71% del 2024. Ma comunque ancora poco, troppo poco anche per evitare che i disavanzi Inps poi finiscano col gravare sulla fiscalità generale a danno del debito pubblico e dell’impossibilità di tagliare l’asfissiante tassazione sugli operatori in regola.
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