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La Bce alza i tassi al 2,5% nel tentativo di contenere la corsa dell’inflazione

Lagarde: «riporteremo i prezzi al 2%. Mercati vedono tassi su. Ferma l'industria in Italia. Allarme della CNA per il freno agli investimenti.

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Il presidente della Banca centrale europea, la francese Christine "Croissant" Lagarde.

Come da attese, la Bce ha alzato i tassi di 25 punti portando il riferimento al 2,5% che i governatori hanno preso all’unanimità. Ma è sul “dopo” che gli investitori puntano le loro scommesse: dopo una conferenza stampa del presidente Christine “Croissant” Lagarde fortemente incentrata sui rischi d’inflazione per la guerra d’Hormuz, e con un quadro di crescita dell’area euro che appare «resiliente» al caos geopolitico, ora il mercato sconta tre ulteriori rialzi dei tassi entro ottobre 2027.

La Bce, nella riunione di Berlino periodicamente ospitata da una banca centrale nazionale, come la Bundesbank, si mette alla testa del movimento rialzista delle banche centrali del G7, seguita per ora solo dal Giappone, nel reagire con decisione allo shock energetico partito dalla guerra all’Iran. La Fed potrebbe presto dover seguire sulla stessa strada, forse già nella riunione del 16 settembre, dopo che i prezzi alla produzione sono schizzati al 5,4%, sopra le attese. Il verdetto potrebbe arrivare domani dai dati d’inflazione Usa.

In Europa, con il rialzo dei tassi odierno, si è arrivati al secondo passo della fase di stretta monetaria inaugurata a giugno in scia alla guerra in Medio Oriente. Oltre al rialzo dei tassi, la Bce ha rivisto le stime d’autunno, che migliorano la crescita 2026 a +0,9%, quella 2027 all’1,4% e lasciano il 2028 a +1,5%. Rivista al rialzo l’inflazione 2027 e 2028 a 2,5% e 2,1%, dopo il 3% atteso per il 2026.

La crescita resiliente dell’area euro, ai massimi da quattro anni nel secondo trimestre con +0,6%, «è attesa continuare nel terzo», ha detto Lagarde, con una sorta di via libera sui tassi visto che per ora non stanno intaccando l’economia, anche se l’Italia stenta ancora con la produzione industriale ferma a luglio.

«Lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente», ha proseguito Lagarde mentre il petrolio rompe il tetto dei 105 dollari e il gas supera gli 81 euro. Se lo shock energetico s’intensificasse, le proiezioni di Francoforte ipotizzano, nello scenario “grave”, un 2027 con crescita ferma a 0,4% e inflazione in volo al 5,4%. Lagarde non ha dato indicazioni di “forward guidance” che, un tempo, indicavano la “rotta” dei tassi: alla Bce ora si decide volta per volta. Parole che hanno spinto i mercati a ipotizzare tassi che, dall’attuale livello neutrale, andrebbero decisamente in area restrittiva verso il 3%.

Il nuovo rialzo del costo del denaro dal 2,25% al 2,50%, rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti proprio mentre il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere. Ad esempio, secondo una stima della Fabi, prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3,00% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150.000 euro comporterebbe un aumento della rata di 106,16 euro al mese su una durata di 10 anni, 111,62 euro su 15 anni e 117,08 euro su 20 anni. Per le durate più lunghe, l’incremento salirebbe a 122,43 euro al mese su 25 anni e 127,62 euro su 30 anni. Su base annua, la maggiore spesa per un mutuo da 150.000 euro sarebbe di 1.273,98 euro su 10 anni, 1.339,41 euro su 15 anni, 1.404,93 euro su 20 anni, 1.469,18 euro su 25 anni e 1.531,46 euro su 30 anni. L’effetto cresce all’aumentare dell’importo finanziato. Su un mutuo da 200.000 euro, la differenza mensile varia da 141,55 euro su 10 anni a 170,16 euro su 30 anni. Per un finanziamento da 250.000 euro, l’incremento passa da 176,94 euro a 212,70 euro al mese.

Effetti anche sul credito a consumo, con tassi a luglio 2026 attestati all’8,68%. Nell’ipotesi di una risalita al 9,50%, secondo la stima della Fabi, aumenterebbe il costo dei nuovi finanziamenti destinati all’acquisto di beni e servizi. Con un tasso al 9,50%, per una lavatrice da 700 euro finanziata in cinque anni la rata mensile sarebbe di 14,70 euro; per un cellulare da 850 euro finanziato in due anni di 39,03 euro; per un televisore da 1.200 euro finanziato in tre anni di 38,44 euro. Un viaggio da 5.000 euro, finanziato in quattro anni, comporterebbe una rata di 125,62 euro al mese, mentre per un’automobile da 20.000 euro, finanziata in sei anni, la rata sarebbe di 365,49 euro mensili.  

Per la CNA il nuovo aumento dei tassi rischia di tradursi in un’ulteriore frenata degli investimenti e della crescita perché l’aumento dei tassi non riduce il prezzo del petrolio e del gas, mentre accresce immediatamente il costo del credito per imprese e famiglie.

A subire le conseguenze più pesanti sarà ancora una volta la platea delle piccole imprese, che già pagano finanziamenti sensibilmente più cari rispetto alle aziende di maggiori dimensioni. Il rischio è di scoraggiare proprio gli investimenti necessari per innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica.

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