Home Economia La stagflazione aleggia sempre più forte sull’Unione europea

La stagflazione aleggia sempre più forte sull’Unione europea

Crescita a 0,1% nel primo trimestre 2026. La Bce rischia una spaccatura sui tassi. Ocse il reddito reale delle famiglie italiane nel IV trimestre 2025 è calato dello 0,9%.

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La chiusura dello stretto di Hormuz fa piombare lo spettro della stagflazione – una maledizione per le banche centrali – sulla strada della Bce e dell’economia europea. E a pronunciare la parola a chiare lettere, dopo che la presidente Christine Lagarde l’aveva relegata a ipotesi di scuola in salsa anni ’70 – è Olli Rehn, governatore finlandese, membro del Consiglio direttivo a Francoforte e già commissario Ue all’Economia.

«L’aumento dei prezzi dell’energia rallenta la crescita economica e accelera l’inflazione, almeno nel breve periodo – ha detto Rehn -. Si tratta quindi di uno shock cosiddettostagflazionario”. I primi segni si sono già visti nelle statistiche: la crescita dell’area dell’euro nel primo trimestre è stata appena in territorio positivo (+0,1%), mentre l’inflazione è salita al 3% ad aprile»

Sono i dati di Eurostat a tratteggiare il “regalo” dell’amministrazione Usa a un’Europa già colpita dai dazi dopo la pandemia e la guerra in Ucraina. Con i carburanti saliti in alcuni Paesi europei sopra i 2,5 euro al litro, proprio i consumi delle famiglie, che stavano guidando la ripresa, cominciano a cedere. Con l’incertezza alle stelle, gli investimenti vengono congelati.

Per la Bce, che ha come obiettivo un’inflazione al 2%, l’ipotesi di stagflazione con alta inflazione associata a stagnazione è un grattacapo enorme. A differenza della Fed, dove si discute di un taglio nonostante l’inflazione sia volata al 3,8%, Francoforte ha discusso già nella riunione di fine aprile l’ipotesi di aumentare i tassi. Scartata, rinviando tutto a giugno, perché tolta l’energia e il settore alimentare, l’inflazione è solo al 2,2%. Se i rincari energetici innescassero fra le imprese una corsa al si salvi chi può, cioè agli aumenti generalizzati, ecco che anche l’inflazione di fondo esploderebbe. Costringendo la Bce ad alzare i tassi, pur sapendo di strozzare la crescita economica, per evitare una spirale dei prezzi.

Per Rehn, la decisione dipenderà dal propagarsi dell’inflazione energetica al resto dell’economia. Fra i prudenti, a sorpresa, spunta l’austriaco Martin Kocher: «ancora non sappiamo, se vediamo un accordo di pace, se finiscono le ostilità, se c’è più certezza sulle prospettive economiche, allora intendiamo evitare una stretta non necessaria».

Ma c’è il rischio di una spaccatura al Consiglio Bce del 10 e 11 giugno. Il tedesco Joachim Nagel e una pattuglia di governatori fra cui lo slovacco Kazimir danno la stretta quasi per inevitabile. Un po’ come gli economisti, che scommettono su due ritocchi al rialzo dei tassi nel 2026 — uno a giugno e uno settembre — mentre i mercati anticipano un terzo rialzo entro fine anno che porterebbe il tasso sui depositi al 2,75% dall’attuale 2%.

Intanto, secondo l’Ocse il reddito reale pro capite delle famiglie nei paesi Ocse è aumentato dello 0,7% nel quarto trimestre 2025 contro lo 0,3% del terzo trimestre, superando la crescita del Pil reale pro capite (0,2%). L’Italia, precisa l’Ocse, «ha registrato una forte contrazione del reddito reale pro capite delle famiglie, che è diminuito dello 0,9% nel quarto trimestre 2025 dopo essere aumentato dello 0,4% nel terzo trimestre». Un fatto «dovuto principalmente all’accelerazione dell’inflazione e al calo dei redditi immobiliari». La crescita del Pil reale pro capite in Italia è invece, rimasta relativamente stabile, allo 0,3%.

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