L’Europa viaggia a due velocità tra crescita moderata e Italia e Germania ferme

Indagine della banca centrale europea sull’andamento dell’economia continentale e le sue prospettive.

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Il bilancio sul Pnrr che doveva innescare un ciclo virtuoso di aiuti europei in cambio di riforme per la produttività e la competitività si farà alla fine, ma ad oggi l’Europa viaggia a due velocità: da una parte i Paesi in crescita, come la Spagna, la Svezia, l’Olanda e al netto della crisi politica la Francia. Dall’altra, i Paesi più dipendenti all’export industriale, Italia e Germania, a crescita zero nel terzo trimestre dopo un Pil negativo nei tre mesi precedenti. Economie che pesano, tanto che le prospettive di crescita sono “moderate” per la Bce, “modeste” per il Fondo monetario internazionale.

La Banca centrale europea, nel suo bollettino mensile, dopo il +0,2% di crescita dell’Euroarea nel terzo trimestre vede «espandersi moderatamente» i venti Paesi dell’euro nel quarto. E le stime di medio termine non si discostano molto dall’1% annuo. Il Fmi è anche più netto: «le prospettive di crescita nel medio termine per l’Europa restano modeste».

Un quadro che va interpretato alla luce del quadruplo shock in pochi anni – pandemia, guerra, fiammata inflazionistica, dazi – rispetto al quale l’Europa ha retto. E con «notevoli differenze tra le maggiori economie dell’Euroarea», osserva la Bce: nel terzo trimestre 2025 hanno segnato +0,6% la Spagna, +0,5% la Francia e +0,4% i Paesi Bassi. Per non parlare di Paesi ad alta innovazione tecnologica come la Svezia, +1,1% sul trimestre precedente, o la Danimarca, +1%: più degli Stati Uniti.

Dall’altra parte c’è un Pil «rimasto invariato in Germania e in Italia». Una stagnazione che riflette i mesi estivi ancora difficili per il manifatturiero fra dazi Usa e crisi dell’auto, dopo due anni di recessione del comparto. Nei prossimi mesi potrebbe andare meglio: la Bce, sulla base degli indici Pmi, vede «una dinamica moderatamente positiva» del manifatturiero e un rafforzamento ulteriore dei servizi che stanno trainando l’economia.

Ma nel complesso, l’Europa viaggia a due velocità, che messe insieme fanno una crescita asfittica, risente delle riforme mancate e della sfida geopolitica posta da Usa e Cina. Dalla banca centrale arriva l’ennesimo appello ai governi: «le politiche di bilancio e strutturali dovrebbero stimolare la produttività, la competitività e la capacità di tenuta dell’economia» con «investimenti strategici che favoriscono la crescita, assicurando al tempo stesso la sostenibilità delle finanze pubbliche».

E poi per la Bce è «cruciale» mettere insieme i mercati e le Borse europee per convogliare il risparmio investire in progetti che stiano al passo con la sfida di Usa e Cina. I piani Letta e Draghi, in sostanza. Che riecheggiano anche nel Regional Economic Outlook del Fmi: se i Paesi europei eliminassero completamente i divari strutturali e riducessero le barriere al commercio e alla mobilità del lavoro fra di loro al livello degli Stati Uniti, la produttività subirebbe un balzo del 20,2%. E anche solo un pacchetto di riformeintermedioprodurrebbe comunque «consistenti guadagni di produttività pari all’8,7%». Guadagni enormi, ma che assorbono capitale politico finché non se ne vedono i benefici. Un rischio elevato per la politica al governo nelle capitali d’Europa, dimostrando sempre più la necessità di avere una Commissione europea decisamente più capace e competente di quella attualmente in servizio.

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