Home Economia L’inflazione a dicembre 2025 torna a correre, spinta da cibo e trasporti

L’inflazione a dicembre 2025 torna a correre, spinta da cibo e trasporti

Il “carrello della spesa” sale al 2,2% e, probabilmente, con le nuove accise sui carburanti, crescerà ancora.

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L’inflazione a dicembre 2025 rialza la testa, con i prezzi che segnano un +0,2% su novembre e un aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente (a novembre era 1,1%). E’ quanto dicono le stime preliminari dell’Istat che archiviano il 2025 con una media dell’inflazione all’1,5%. Nonostante il rialzo, anche a dicembre, l’inflazione italiana si mantiene comunque decisamente sotto l’area euro che nell’ultimo mese dell’anno si è attestata al 2% in leggero calo su novembre (2,1%).

L’accelerazione dell’inflazione a dicembre, rileva l’istituto di statistica, è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei trasporti (da +0,9% a +2,6%) e degli alimentari sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) che lavorati (da +2,1% a +2,6%). L’aumento viene letto con preoccupazione dai consumatori, ma per le grandi organizzazioni del commercio, come Federdistribuzione, il risvegliarsi dell’inflazione a dicembre è una «sostanziale stabilizzazione». Per Confcommercio si tratta invece di «un dato in linea con gli andamenti storici specifici dell’ultimo mese dell’anno, periodo su cui pesano gli effetti di alcuni aumenti stagionali».

Resta però preoccupante la pesante ripresa a dicembre del cosiddettocarrello della spesa” che dopo il rallentamento di novembre a +1,5% è salito al 2,2%. E anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto passano da +2,0% a +2,2%. E, probabilmente, crescerà ancora a gennaio sotto la spinta dell’aumento delle accise sul gasolio, tanto da vanificare il maggiore gettito con la riduzione dei consumi e la spinta verso la stagnazione.

Tra gli incrementi di prezzo maggiore, il Codacons segnala il caso dei voli nazionali, «saliti a dicembre del 15,1% su anno e addirittura del 41,9% sul mese precedente, mentre i voli internazionali sono saliti del 30% su novembre».

«Con un’inflazione media del 2025 pari all’1,5% significa che una coppia con due figli lo scorso anno ha speso complessivamente 562 euro in più rispetto al 2024, dei quali ben 269 euro in più per i soli prodotti alimentari e le bevande analcoliche e 287 per il carrello della spesa», calcola l’Unione dei consumatori.

Di fronte all’altalena dei prezzi, si modificano progressivamente anche i comportamenti delle famiglie. In base agli ultimi dati disponibili, nel terzo trimestre 2025 sono aumentati il potere d’acquisto e la propensione al risparmio delle famiglie che, escludendo il periodo Covid, ha raggiunto livelli massimi dal terzo trimestre del 2009. La spesa per i consumi è però rimasta debole.

In dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti sollo dello 0,3%. La propensione al risparmio è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente su livelli storicamente elevati. Il potere d’acquisto è infine cresciuto rispetto al trimestre precedente dell’1,8%. A migliorare il potere di acquisto ha contribuito anche il calo della pressione fiscale che nel terzo trimestre è stata pari al 40%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024, ma su base annua viaggia ben oltre il 43%.

«La bassa inflazione, pur favorendo importanti recuperi del potere d’acquisto delle famiglie, non ha prodotto effetti significativi sulle decisioni di spesa» lamenta Confcommercio che avverte come «la ripresa della domanda per consumi è un elemento cruciale per rendere possibile una crescita del Pil prossima all’1% nel 2026». I consumatori notano invece che, pur disponendo di maggior reddito, gli italiani restano prudenti e preferiscono mettere i soldi da parte.

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