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L’urea nel mirino del “Green Deal” che si prepara a colpire i pannelli di legno ricomposto

Fantoni: «competitività a rischio. Bene presa posizione associazioni europee».

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urea legno riciclato

Continua l’opera di spoliazione manifatturiera dei provvedimenti ambientali a senso unico del “Green Deal” fortissimamente voluto dalla Commissione Ue a guida Ursula von der Leyen che questa volta riguarda l’urea, un prodotto che si ricava dal gas metano che serve per la produzione dei pannelli di legno ricomposto. Scenario che ha allarmato il comparto di settore di Federlegno con Assopannelli mobilitata anche a livello europeo per evitare che l’urea rientri nella tagliola del CBAM.

«L’inclusione dei fertilizzanti nell’allegato del CBAM, tra cui l’urea, rappresenta una criticità che preoccupa l’intero settore – commenta Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli -. L’urea costituisce una materia prima strategica non solo per il settore agricolo, ma anche per numerose applicazioni industriali, tra cui la produzione di resine e colle utilizzate nei pannelli a base legno».

«L’introduzione del CBAM si traduce in un incremento del costo delle importazioni di urea da Paesi extra UE e di un aumento destinato a spalmarsi lungo tutta la filiera fino al prodotto finito e al consumatore, stimabile intorno al 10–12%. A rendere ancora più urgente la nostra richiesta è la situazione contingente – incalza Fantoni -. Basti pensare che il prezzo del gas è tornato a quota 82 euro per MWh, rispetto ai circa 45 euro di appena un mese fa. Considerato che il gas rappresenta un fattore determinante nella produzione dell’urea, questo aumento è destinato a far schizzare il prezzo, anche in assenza del CBAM».

«È impensabile – conclude Fantoni – che l’Europa continui ad essere sorda di fronte alle richieste di filiere strategiche per il nostro export e per il “Made in Italy”. Ci auguriamo pertanto che gli emendamenti che accolgano le nostre richieste siano approvati, nell’interesse di imprese e lavoratori». 

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