La manifattura italiana ha invertito la rotta nella seconda metà del 2025, con il fatturato a prezzi costanti tornato a crescere dell’1,3% tra luglio e novembre, anche se la chiusura complessiva rimane in negativo per il terzo anno consecutivo, anche se meno pesante (-0,4%) rispetto ai due precedenti, con un chiaro segnale di ripresa che nel 2026 potrebbe tornare in territorio positivo.
L’analisi condotta da Prometeia e Intesa Sanpaolo sui settori industriali registra anche un rimbalzo della produzione (+1,7% nello stesso periodo), insufficiente però a compensare la debolezza dei primi mesi dell’anno (-1,1% su 11 mesi). Il fatturato a prezzi correnti resta su livelli elevati, vicini ai massimi del 2022-2023, con stime di chiusura 2025 superiori a 1.120 miliardi, il 23% in più rispetto al pre-Covid.
In base ai numeri contenuti nell’analisi a trainare la ripresa sono state sia le vendite estere (+5,4% in valore tra luglio e ottobre) sia il mercato interno, con incrementi vicini all’1,8%. Il quadro settoriale resta eterogeneo. In testa alla classifica per fatturato deflazionato si posizionano Elettrotecnica (+3,8% su 11 mesi), Meccanica (+3,1%) e Farmaceutica (+3,3%), quest’ultima beneficiata da un’impennata dell’export verso gli Stati Uniti (+33,8% in valore nei primi 10 mesi). Bene anche Alimentare e bevande (+1,5%). Persistono invece le difficoltà per Sistema moda (-2,1%), Elettrodomestici (-5%) e soprattutto Autoveicoli e moto (-9,6%), settore più penalizzato insieme all’Elettronica (-3,5%).
Per il 2026 Prometeia prevede un consolidamento della ripresa della manifattura italiana, trainata dal mercato interno e dagli investimenti in macchinari, favoriti dal ritorno dell’iperammortamento. Sul fronte internazionale, nonostante l’aumento delle importazioni cinesi (+20,7% nei primi nove mesi del 2025), l’Italia mantiene quote di mercato solide in Germania (5,8% dell’import tedesco), Spagna (8,9%) e Francia (9,3%), con un saldo commerciale oltre 90 miliardi nei primi 10 mesi, al netto della bolletta energetica.
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