Costruire una piattaforma stabile di collaborazione tra comunità nucleare e meccanica industriale italiana: questo l’obiettivo del documento d’intesa siglato tra Ain (Associazione italiana nucleare) e Anima Confindustria nel corso della Giornata annuale del nuovo nucleare.
L’intesa prevede «uno scambio strutturato di competenze e analisi tecniche e attività di formazione e seminari rivolti alle imprese interessate alle nuove tecnologie nucleari». Ain e Anima Confindustria collaboreranno alla partecipazione a progetti europei e internazionali, in particolare sugli Smr (Small modular reactor), Amr (Advanced modular reactor) e fusione, e istituiranno gruppi di lavoro congiunti dedicati a sicurezza, materiali e processi industriali. Completano l’accordo iniziative comuni di divulgazione tecnica rivolte a istituzioni e a portatori d’interesse.
Le prospettive economiche del nuovo nucleare, richiamate dall’indagine di Teha-Edison–Ansaldo, indicano un impatto economico che vale circa il 2,5% del Pil, con oltre 117.000 nuovi posti di lavoro, di cui 39.000 diretti nella filiera industriale.
«Le due associazioni, unite nella volontà di promuovere soluzioni innovative e sostenibili, hanno riconosciuto come l’industria meccanica, rappresentata da Anima, possa svolgere un ruolo cruciale nella creazione di una filiera dell’energia nucleare – ha detto Pietro Almici, presidente di Anima Confindustria -. Grazie alle competenze tecniche e all’esperienza accumulata nel settore meccanico, le aziende associate Anima sono in grado di contribuire alla realizzazione di impianti nucleari sicuri ed efficienti. Questo accordo favorisce anche la transizione energetica del nostro Paese, rendendo il nucleare una componente essenziale nel mix energetico nazionale. L’impegno congiunto di Anima e Ain potrà garantire un futuro energetico più sostenibile e innovativo per l’Italia».
Se l’Italia nel nuovo nucleare parte quasi da zero, nel mondo sono operativi 420 reattori nucleari, con oltre 60 nuovi impianti in costruzione, e gli investimenti globali sono cresciuti del 40% negli ultimi cinque anni, segno di un settore che sta tornando centrale nelle strategie dei principali Paesi industrializzati secondo lo studio dell’Associazione italiana nucleare.
Accanto ai grandi impianti, avanzano anche le tecnologie modulari: sono 80 i progetti di Smr (Small modular reactors) attivi in 19 Paesi, alcuni già in fase di esercizio o prossimi alla connessione alla rete. In Europa, il nucleare garantisce un quarto della produzione elettrica e contribuisce a circa il 40% dell’energia decarbonizzata generata nell’Unione. Sul fronte della sosteniblità, il ciclo di vita di un impianto nucleare produce appena 12 grammi di CO2 per kWh, valori allineati all’eolico, e richiede una superficie minima — 0,4 chilometri quadrati per TWh — rispetto alle tecnologie non programmabili come solare ed eolico.
Il dossier evidenzia inoltre come il nucleare è oggi l’unica tecnologia a bassa emissione di carbonio con una catena di fornitura per il 90% interna all’Unione Europea, mentre il 90% dei materiali critici delle rinnovabili proviene dalla Cina. Questo elemento fa del nucleare una leva di autonomia strategica, oltre che un comparto ad alto valore aggiunto: ogni euro investito genera 2,4 euro di indotto tra industria, ricerca e professionalità.
La rapida crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale, che secondo le stime riportate da Ain potrebbero far aumentare i consumi elettrici europei di oltre il 160% entro il 2030, sta già mettendo sotto pressione le reti e richiede capacità programmabile, affidabile e a basse emissioni. Per un programma coerente con il Pniec (Piano nazionale integrato energia clima) 2050, Ain stima la necessità di 117.000 nuove figure professionali, tra tecnici, ingegneri e specialisti di sistema.
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