Il mercato petrolifero è ancora agitato, anche se qualche tendenza al ritorno alla normalità pare intravvedersi, sia per la decisione dell’Opec+ per aumentare la produzione, sia per la spinta dell’amministrazione Trump a riaprire senza condizioni lo stretto di Hormuz al passaggio delle navi, petroliere in primo luogo.
«Nell’ambito del loro impegno collettivo per il mantenimento della stabilità del mercato petrolifero, i sette paesi partecipanti hanno deciso di adeguare la produzione di 188.000 barili al giorno rispetto agli ulteriori adeguamenti volontari annunciati nell’aprile 2023. Tale adeguamento sarà attuato nel settembre 2026» afferma una nota diffusa dall’Opec+ sottoscritta da Russia, Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman.
Per Unimpresa, il livello raggiunto dal greggio, con il Brent a 83,49 dollari al barile e il Wti sceso sotto gli 80 dollari, potrebbe rappresentare un’anticipazione della media che il mercato registrerà nel trimestre agosto-ottobre. Ed entro fine anno il Brent potrebbe scendere sotto gli 80 dollari. La discesa innescata dall’annuncio della ripresa dei negoziati Usa-Iran e dal nuovo aumento della produzione Opec+ non va letta come un episodio isolato, ma come il punto in cui le quotazioni si allineano a uno scenario di normalizzazione già scontato dagli analisti internazionali.
Il consensus di mercato indica un Brent atteso in area 84 dollari nel terzo trimestre 2026, in discesa verso 79 dollari nel quarto trimestre: la media dei tre mesi centrali di questa transizione – agosto, settembre e ottobre – si colloca proprio nell’intorno del valore toccato oggi.
Secondo il Centro studi Unimpresa, il prezzo di oggi non è un’anomalia da correggere, ma probabilmente la fotografia più fedele di dove si stabilizzerà il mercato nei prossimi tre mesi. Il rischio geopolitico non è scomparso, ma la sua traiettoria attesa si è invertita: gli operatori stanno prezzando una de-escalation gestita, non risolta. Resta un margine di incertezza legato alla tenuta dei colloqui diplomatici: Teheran non ha confermato l’esistenza di un’intesa conclusa, e un’eventuale rottura dei negoziati o nuove tensioni sul transito nello Stretto di Hormuz potrebbero riportare le quotazioni sopra questa soglia. In assenza di nuovi shock, tuttavia, la stima del Centro Studi Unimpresa è che il trimestre agosto-ottobre si chiuderà con un Brent medio non lontano dagli 83 dollari attuali, con effetti – seppur con il consueto ritardo di trasmissione – sui listini di benzina e diesel per famiglie e imprese italiane.
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