Home Economia Previsioni economiche ConfCom fosche: potere d’acquisto in calo di quasi 1.000 euro

Previsioni economiche ConfCom fosche: potere d’acquisto in calo di quasi 1.000 euro

Nello scenario peggiore crescita 2026 dello 0,3% e inflazione al 3,7%. Sangalli: «l’Italia è una fiscocrazia da smantellare con la pressione al 42,2%».

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Previsioni economiche
Il presidente di Confcom, Carlo SAngalli (a sx) con il presidente di Federmoda Trentino Alto Adige, Gianni Gravante,.

Le previsioni economiche di ConfCom, nuova denominazione di Confcommercio, sono all’insegna del fosco per il biennio 2026-2027, con una pesante riduzione del reddito disponibile e i consumi fino a 963 euro per famiglia nello scenario più negativo. Le stime di crescita, nello stesso scenario, sono appena dello 0,3% per il 2026 e dello 0,4% per il 2027, con un’inflazione rispettivamente del 3,7% e 3,5% e la perdita di 25.000 unità di lavoro nel 2027.

Il quadro complessivo resta, secondo l’ufficio studi ConfCom, improntato a «una sostanziale incertezza e con una forte preoccupazione»: senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione, il rischio è quello di un nuovo decennio di stagnazione, con effetti permanenti su crescita, occupazione e coesione sociale. Prospettiva che l’Italia non può certo permettersi.

Lo scenario base delle previsioni economiche – che è basato sull’ipotesi di un conflitto breve con il petrolio 100 dollari a barile fino al 31 maggio – indica una crescita del Pil dello 0,6% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027 con tasso di inflazione medio del 2,5% nel 2026 e dell’1,7% nel 2027 e una crescita dei posti di lavoro di 41.000 unità nel 2026 e di 48.000 nel 2027. In questo caso, la perdita di potere d’acquisto registrata, rispetto a se non ci fosse stata la guerra in Medio Oriente, è di 434 euro reali a famiglia nei due anni.

Le previsioni economiche di ConfCom valutano anche uno scenario peggiore che valuta invece l’ipotesi di quotazioni del petrolio sopra i 100 dollari fino a febbraio 2027 e vede una crescita del Pil in Italia «più che dimezzata rispetto allo scenario base e ridotta di un terzo rispetto a quella dell’ipotesi senza guerra», spiega il direttore dell’ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella a margine del Forum ConfCom. «Tutto sommato l’Italia ne esce bene, è inutile essere troppo pessimisti. Noi siamo arrivati al 27 febbraio in buona salute, il Pil cresceva dell’1%, i consumi pure e abbiamo avuto a marzo l’inflazione più bassa di tutta Europa», aggiunge Bella che invita a non usare «toni catastrofistici anche se gli spazi per l’ottimismo sono attualmente molto molto ristretti».

«Le crisi internazionali aggravano i nostri problemi. C’è bisogno di una nuova capacità di reazione» ha affermato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, aprendo i lavori del XXV Forum della Confederazione, il primo evento ufficiale dopo la rivisitazione che ha portato a un nuovo logo e alla nuova denominazione ConfCom.

Senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione, il rischio – secondo l’ufficio studi – è quello di un nuovo decennio di stagnazione, con effetti permanenti su crescita, occupazione e coesione sociale.

L’ufficio studi Confcommercio sottolinea che dopo il boom economico, la crescita è progressivamente crollata: dal +4,7% del periodo 1966-1980 all’1,8% tra il 1981 e il 2007, fino allo zero virgola dell’ultimo ventennio, mentre la pressione fiscale è salita dal 25,3% al 42,2%, comprimendo investimenti e sviluppo, tanto da fare definire a Sangalli come «il primo dei problemi sono le tasse: l’Italia è una “fiscocrazia”. Intanto distorsioni del sistema come i contratti pirata sottraggono risorse all’erario, oltre a danneggiare lavoratori e imprese. Solo nel terziario sono 154.000 su 6,4 milioni i lavoratori che subiscono il dumping contrattuale: hanno contratti meno tutelanti con retribuzioni inferiori fino a 8.000 euro all’anno rispetto ai contratti più rappresentativi e nessun welfare. Per le finanze pubbliche questo porta a un mancato gettito di circa 560 milioni».

«Abbiamo registrato un maggior interesse del governo a dare giustamente una risposta al lavoro povero. Perché si è finalmente compreso che il fenomeno del dumping è una vera piaga sociale», ha osservato Sangalli chiedendo all’esecutivo un «confronto urgente» e non «interventi unilaterali, calati dall’alto. La nostra parte – ha rivendicato Sangalli – la stiamo facendo» lavorando con i sindacati e le altre organizzazioni di imprese per rinnovare i modelli contrattuali, entro l’estate.

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