Al via dal 15 luglio le nuove norme contro la “shrinkflation”, il fenomeno di riduzione delle quantità dei prodotti confezionati senza una analoga riduzione dei prezzi e senza alcuna comunicazione visibile per i consumatori.
Per il Codacons, il rischio ora è quello della “skimpflation”, ossia la pratica dei produttori e operatori di abbattere i costi riducendo la qualità delle materie prime che compongono i prodotti finiti o tagliando i servizi offerti agli utenti, senza ridurre prezzi e tariffe per i consumatori.
Così il burro o l’olio d’oliva magari extravergine vengono sostituiti con il meno costoso olio di palma o margarina, le uova fresche vengono rimpiazzate da tuorli e albumi in polvere, il latte fresco con quello in polvere. Le norme in arrivo nascono con il ddl “concorrenza”: il governo era intervenuto prevedendo un obbligo temporaneo di indicazione in etichetta della riduzione quantitativa dei prodotti, in modo da informare correttamente i consumatori che acquistavano il prodotto “rimpicciolito”.
A marzo 2025, l’Ue aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per aver violato la direttiva sulla trasparenza del mercato unico, costringendo il governo a fare un passo indietro modificando tutto l’impianto della normativa attraverso il nuovo decreto legislativo inviato al vaglio dell’Europa. I tre mesi di tempo a disposizione di Bruxelles per l’analisi del testo scadono proprio mercoledì 15 luglio, ricorda il Codacons.
Le norme, denunciano i consumatori, appaiono però «annacquate e poco incisive»: è infatti scomparso l’obbligo per i produttori di indicare in etichetta la dicitura “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità”, sostituito con un sistema di comunicazione tra distributori e rivenditori. In caso di riduzione della quantità di un prodotto, i soggetti della filiera (produttori, distributori) dovranno trasmettere ai venditori una comunicazione standardizzata con le informazioni sulla variazione e la percentuale di aumento del prezzo riconducibile alla riduzione del contenuto, informazioni che andranno rese disponibili ai consumatori nei punti vendita o sui canali digitali.
La “shrinkflation” porta ad «aumenti occulti dei prezzi in media tra il 10% e il 18%, con punte in alcuni casi del 40%» calcola il Codacons. Tra i beni più colpiti dal fenomeno ci sono gli alimentari (cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, bibite), ma detersivi, carta igienica, bagnoschiuma e shampoo.
E oltre al quantitativo di prodotto, sarà necessario verificare anche eventuali variazioni tipologiche dell’elenco dei materiali utilizzati per la sua produzione.
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