In Italia il numero degli sportelli bancari è sceso da 34.146 nel 2008 a 19.655 nel 2024, con una riduzione di 14.491 filiali, pari al 42% della rete fisica. Dopo la fase espansiva tra il 2000 e il 2008, quando le filiali erano cresciute di oltre 6.000 unità, la crisi finanziaria, le fusioni bancarie e la digitalizzazione hanno progressivamente svuotato il territorio.
Solo tra il 2016 e il 2021 sono scomparsi più di 7.000 sportelli, anche per effetto della pandemia che ha accelerato il ricorso ai canali online. Negli ultimi tre anni la contrazione si è attenuata (–665 nel 2022, –825 nel 2023 e –505 nel 2024), ma la tendenza resta negativa. Nel medio periodo, la rete continuerà a ridursi, ma a un ritmo più contenuto.
È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui le principali banche italiane puntano a modelli di filiale “di nuova generazione”, orientata alla consulenza, alle gestioni patrimoniali e all’assistenza personalizzata. Il punto di equilibrio potrebbe essere raggiunto intorno ai 15.000 sportelli entro il 2030, con una densità territoriale più omogenea e una presenza fisica limitata ai centri a maggior densità economica.
Sarà decisiva, per capire l’evoluzione futura della rete bancaria italiana, la stagione dei nuovi piani industriali che tutti i principali gruppi creditizi presenteranno nei primi mesi del 2026, dove sarà indicata la direzione dei prossimi anni: quante filiali resteranno operative, quanto si investirà nella digitalizzazione e come verranno ripensati i modelli di servizio. Da quelle scelte dipenderà il nuovo equilibrio tra banca fisica e banca digitale, tra prossimità territoriale e efficienza tecnologica.
Ma il rischio è che, dietro la logica dell’efficienza e della riduzione dei costi, si perda di vista la funzione sociale che le banche hanno sempre svolto nel Paese. «Quando scompare una filiale, in molti piccoli centri scompare anche un presidio legale, di fiducia, di consulenza e di relazione diretta con imprese e cittadini – commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora -. È qui che devono emergere equilibrio e senso di responsabilità da parte dei vertici bancari: l’innovazione non può significare abbandono dei territori, ma deve tradursi in nuovi modelli di prossimità, capaci di garantire a tutti l’accesso al credito e ai servizi finanziari di base. La vera modernità sarà quella di una banca che resta vicina anche quando non è più dietro lo sportello».
L’espansione degli sportelli bancari ha causato una forte crescita dei costi di struttura e del personale. Quando nel 2008 esplode la crisi finanziaria globale, la rete fisica diventa improvvisamente un fattore di rigidità e vulnerabilità. Il cambio di paradigma si concretizza tra il 2009 e il 2015, tra crisi, fusioni e prime razionalizzazioni. Dal 2009 inizia la fase discendente. In appena sette anni, tra il 2008 e il 2015, vengono chiusi circa 4.000 sportelli. Le grandi fusioni (Intesa-Sanpaolo, UBI, Banco BPM) determinano la sovrapposizione di reti territoriali, mentre la digitalizzazione, ancora agli inizi, riduce la necessità di una presenza capillare. Le banche iniziano a privilegiare la filiale “hub”, più grande e multiservizi, rispetto alla micro-filiale di quartiere. I costi di locazione, la rigidità del personale e la pressione regolatoria sui requisiti patrimoniali accelerano la chiusura delle sedi marginali, in particolare nei piccoli centri.
Nel decennio della rivoluzione digitale (2016–2024), la rete si dimezza. Il vero crollo avviene dopo il 2016. In soli otto anni il numero di sportelli bancari scende da 29.027 a 19.655: una perdita di oltre 9.300 punti fisici, pari a più del 32%. La digitalizzazione dei servizi bancari, la diffusione capillare dell’home banking e dei pagamenti elettronici, l’ingresso di operatori fintech e neobank hanno definitivamente cambiato le abitudini dei clienti. Oggi oltre l’80% delle operazioni correnti avviene da remoto: bonifici, investimenti, ricariche, mutui e perfino aperture di conto non richiedono più la presenza fisica in filiale.
Il Paese appare diviso, con il Nord più servito e il Sud più penalizzato. La contrazione della rete fisica ha però accentuato il divario territoriale. Le regioni del Nord, più densamente bancarizzate e digitalizzate, hanno retto meglio la transizione. Nel Mezzogiorno, invece, la riduzione delle filiali ha prodotto un effetto di desertificazione bancaria, con interi comuni — soprattutto nelle aree interne — rimasti senza uno sportello.
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