Standard and Poor’s conferma il rating dell’Italia, lasciando immutata la valutazione effettuata a gennaio quando aveva attribuito al Paese il rating BBB+, migliorando però le prospettive di valutazione indicando un “outlook” positivo.
Di fronte ad una situazione internazionale “complessa e imprevedibile”, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, punta ad ottenere maggiore flessibilità dall’Ue, utilizzando per l’energia la stessa clausola prevista per la difesa, che consente sforamenti di deficit. Dal governo Meloni non si pensa a maggiori tasse o a strette di spesa, ma a sostenere famiglie e imprese in questo momento di congiuntura energetica difficile provocata dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Il contesto internazionale tiene il petrolio a quotazioni elevate attorno a 110 dollari a barile, mentre il differenziale sui titoli di Stato tra il Btp decennale e il Bund tedesco sale a 78 punti con il tasso che sfiora il 4%, valore che porta il debito Italia ad essere il più caro di tutta l’Euroarea.
In questo contesto, Bankitalia ha comunicato l’andamento del debito pubblico che ha centrato un nuovo record storico a quota 3.159 miliardi, 19,5 miliardi in più nel solo mese di marzo, cosa che necessita una stretta attenzione sui conti pubblici e un ferreo rilancio sulla riqualificazione della spesa pubblica nazionale.
Sul fronte delle aspettative di crescita 2026 le stime di Fmi, Banca d’Italia, Commissione europea non vanno oltre il mezzo punto. L’Ocse si ferma allo 0,4% per l’Italia, il livello più basso in tutta l’Euroarea, mentre Prometeia, che vede una crescita dello 0,5%, si attende un secondo trimestre di Pil lievemente negativo.
A pesare il rialzo dell’inflazione, che ad aprile viaggia al 2,7% che si conferma ai massimi da settembre 2023, quando c’era la coda lunga della crisi energetica per la guerra in Ucraina. Con una fiammata al 9,2% dei prezzi energetici, e gli alimentari che seguono a ruota con +5,9%, i consumatori del Codacons stimano una stangata da 23 miliardi, quasi 900 euro a famiglia.
Un contesto difficile, dove l’attenzione è riposta sulle mosse della Banca centrale europea in vista della seduta del 10 giugno prossimo, dove si attendono le decisioni sulle politiche dei tassi, al momento fermi al 2%, che alcuni vorrebbero rialzare, anche se questo per una realtà ad alto debito come l’Italia sarebbe piuttosto pericolosa per l’aumento dei costi del servizio del debito e per il rallentamento generalizzato dell’economia.
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