Home Economia Tassi Bce al 2,25% (+0,25%): gli effetti su mutui e acquisti rateali

Tassi Bce al 2,25% (+0,25%): gli effetti su mutui e acquisti rateali

Forte impatto sulle rate dei mutui e degli acquisti rateali, con possibile spinta al rallentamento di un’economia già in stagnazione.

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tasso bce

Con il rialzo del tasso Bce, il costo del denaro cresce di 25 punti portandosi al 2,25% dopo due anni di tassi fermi. La spinta della decisione dela Banca centrale europea si sentirà soprattutto sul costo dei mutui che potrà tornare a superare il 4%, riportandosi su livelli che incidono in modo significativo sui bilanci delle famiglie.

Se nel 2025 il tasso medio applicato ai finanziamenti per l’acquisto di abitazioni era di poco superiore al 3%, oggi il confronto con un tasso che potrebbe salire fino al 4,25% evidenzia un aumento consistente delle rate mensili secondo le stime effettuata dalla Federazione autonoma bancari italiani (Fabi). L’incremento è già evidente sui mutui di importo più contenuto. Per un finanziamento da 50.000 euro, la maggiore spesa mensile oscilla tra 29 euro su una durata di 10 anni e 35 euro su trent’anni. Per un mutuo da 100.000 euro l’aumento della rata va da 59 a 70 euro al mese, mentre per un finanziamento da 150.000 euro la crescita è compresa tra 88 e 106 euro mensili. L’impatto aumenta al crescere dell’importo richiesto. Su un mutuo da 200.000 euro, cifra sempre più frequente a causa della crescita del prezzo delle abitazioni, specie nelle grandi città, l’incremento della rata è compreso tra 118 e 141 euro al mese, mentre per un finanziamento da 250.000 euro si arriva fino a 176 euro in più ogni mese, pari a oltre 2.100 euro nell’arco di un anno, circa un mese di stipendio che se ne va per il caro interessi deciso dal direttorio BCE guidato da ChristineCroissantLagarde.

La durata del rimborso amplifica ulteriormente gli effetti del rialzo del tasso Bce. Più si allunga il piano di ammortamento, maggiore è il peso degli interessi sul costo complessivo del finanziamento. In un contesto nel quale il costo della vita continua a rimanere elevato e il potere d’acquisto delle famiglie resta sotto pressione, l’aumento del costo del credito rappresenta un ulteriore onere che incide sulla capacità di spesa, sul risparmio e sulla programmazione delle scelte economiche future.

Nonostante gli anni segnati dall’inflazione, dall’aumento del costo della vita e dai rialzi dei tassi d’interesse, la casa continua a rappresentare la principale forma di investimento delle famiglie italiane. Lo dimostra l’andamento del credito destinato all’acquisto delle abitazioni, che tra il 2023 e l’aprile 2026 è cresciuto di oltre 20 miliardi di euro, passando da 423,978 miliardi a 444,258 miliardi di euro, con un incremento complessivo del 4,78%.

Il rialzo dei tassi deciso dalla Banca centrale europea non riguarda soltanto i mutui per l’acquisto della casa. Anche il credito al consumo risente dell’aumento del costo del denaro, con effetti diretti sul prezzo finale di beni e servizi acquistati a rate. Quando cresce il costo dei finanziamenti, infatti, aumenta anche la quota di interessi pagata dalle famiglie e diventa più elevata la spesa complessiva sostenuta per completare l’acquisto. Una lavatrice da 700 euro acquistata con un finanziamento di cinque anni costa complessivamente 877 euro: 177 euro in più rispetto al prezzo di listino, con una rata mensile di appena 15 euro. Uno smartphone da 850 euro finanziato in due anni arriva a costare 934 euro, con 84 euro di interessi e una rata di 39 euro al mese. Per un televisore da 1.200 euro rateizzato in tre anni la spesa finale sale a 1.379 euro, con 179 euro di maggiore costo e una rata mensile di 38 euro. L’impatto degli interessi cresce in modo più evidente all’aumentare dell’importo finanziato. Un viaggio da 5.000 euro acquistato a rate in quattro anni costa complessivamente 6.001 euro, con oltre 1.000 euro di interessi e una rata mensile di 125 euro. Ancora più significativo il caso di un’automobile da 20.000 euro finanziata in sei anni: la spesa complessiva arriva a 26.136 euro, con oltre 6.100 euro di interessi e una rata di 363 euro al mese. Una cifra che, nell’arco dell’intero finanziamento, equivale a pagare l’auto quasi un terzo in più rispetto al suo prezzo reale. La rateizzazione consente di affrontare acquisti che, in un’unica soluzione, sarebbero difficili da sostenere. Ma il prezzo della comodità è concreto e misurabile: più si allunga la durata del finanziamento e più alto è l’importo, maggiore è la cifra che si aggiunge al prezzo reale del bene. Per gli acquisti più costosi, come l’automobile, la differenza può arrivare a valere diverse mensilità di stipendio, con un peso che incide in modo duraturo sul bilancio familiare.

Per il segretario nazionale della Fabi, Lando Maria Sileoni, «la nuova stretta sul costo del denaro rischia però di rallentare la crescita. Quando aumentano i tassi, diventa più oneroso accedere al credito e molte famiglie sono costrette a rinviare o ridimensionare i propri progetti. Gli effetti non riguardano soltanto il mercato immobiliare, ma si estendono ai consumi e, più in generale, agli investimenti delle famiglie. La lotta all’inflazione è un obiettivo necessario, ma occorre evitare che le misure adottate finiscano per comprimere la domanda interna e rallentare la crescita».

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