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Vendite in lieve calo a giugno, la il primo semestre chiude in crescita

Valutazione positiva per Confcommercio, critiche dalle associazioni dei consumatori: «italiani costretti a dieta».

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Vendite in lieve calo Inizia l’era del “deconsumismo” commercio a gennaio

Con il dato di giugno, «l’Istat segnala vendite in lieve calo per il dettaglio in volume, con una flessione congiunturale di un decimo di punto rispetto a maggio, ma che replica l’alternanza tra segni più e segni meno che ha caratterizzato il primo semestre dell’anno in corso» afferma l’Ufficio Studi di Confcommercio sui dati Istat delle vendite al dettaglio.

La flessione, spiega l’associazione, «deriva dal cattivo andamento del comparto alimentare (-0,5%), mentre il non alimentare segnala un apprezzabile +0,2%. Sulla frenata delle vendite alimentari può aver influito la percezione da parte delle famiglie di una moderata crescita dei prezzi dell’alimentare rispetto al primo semestre del 2025, intorno al 2,5%, per gli effetti delle tensioni internazionali nell’area del Golfo Persico e nei conseguenti rincari dei prodotti energetici».

Nel complesso, osserva Confcommercio, «il primo semestre dell’anno evidenzia una crescita complessiva dei volumi di vendita di quasi l’1%, che tocca l’1,5% nel non alimentare. Sotto il profilo della forma distributiva, si registra il grande balzo del commercio elettronico (+28% tendenziale), a cui si contrappone la perdurante crisi delle piccole superfici di vendita alla terza flessione tendenziale consecutiva nell’alimentare che, nella media dei primi sei mesi dell’anno, sfiora quasi l’1% rispetto al primo semestre 2025».

Le vendite in lieve calo vengono viste sotto una luce diversa dalle associazioni dei consumatori. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, «il Paese arretra. Dati desolanti. Se a maggio le vendite erano almeno formalmente aumentate, anche se di un misero 0,2% su aprile, ora si torna indietro come i gamberi. Quanto al crollo delle vendite alimentari e al fatto che gli italiani in un solo mese mangiano lo 0,5% in meno di cibo, si tratta di una dieta impressionante, che attesta come gli italiani sono costretti a tirare la cinghia – prosegue Dona -. Non che gli altri dati siano entusiasmanti. In pratica tira solo il commercio elettronico, grazie anche alla possibilità di poter confrontare più facilmente i prezzi e, quindi, risparmiare».

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