Home Economia Volano i prezzi dell’industria, rischio ricaduta sull’inflazione che va al 4,2%

Volano i prezzi dell’industria, rischio ricaduta sull’inflazione che va al 4,2%

Per i prodotti petroliferi impennata del 67,7%. Record degli ultimi tre anni per il caro prezzi.

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Volano i prezzi alla produzione dell’industria ad agosto, trainati dalla volata dei prezzi del petrolio: nel mese, secondo le rilevazioni Istat i prezzi alla produzione dell’industria hanno registrato un +2,4% su luglio e un +10,9% su base tendenziale con un vero e proprio boom dei prezzi petroliferi che hanno segnato un +8,9% sul mese e un +67,7% su agosto 2025. Questa crescita peserà sui prezzi al consumo e a settembre che l’Istat ha registrato al 4,2% su base annua (da +3,3% di agosto), ancora una volta spinta dalla crescita dei prezzi dei beni energetici, il record degli ultimi tre anni, andamento rialzista anche per i prezzi francesi (l’inflazione è attesa al 2,8%) e tedeschi (l’inflazione è attesa al 3,1%), mentre per la Spagna la crescita dei prezzi al 4,9% dal 4,3% del mese precedente.

Per i prezzi alla produzione la crescita tendenziale ad agosto al netto dell’energia è stata contenuta (+3,2%) ma l’energia ha segnato un +34,5% portando l’aumento complessivo annuo al 10,9%. Per i beni di consumo i prezzi alla produzione hanno registrato un +0,8% tendenziale (+5,5% per i beni durevoli, -0,3% per i non durevoli) mentre per i beni strumentali l’aumento è stato del 2,4% e per quelli intermedi del 5,9%. Dopo quello dei prodotti petroliferi il settore che ha registrato il rincaro maggiore è quello della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata con un aumento del 7,3% mensile e del 26,3% annuo.

La crescita dei prezzi è evidente anche guardando ai dati diffusi sul fatturato dell’industria e dei servizi di luglio. Per l’industria su base annua, considerando i dati corretti per gli effetti del calendario, si è registrata una contrazione in volume dello 0,6% e un aumento in valore del 4,8%, mentre per i servizi l’Istat ha stimato un +0,1% per i volumi e un +3,1% per le vendite in valore. Si registra una contrazione su base annua del fatturato in volume dei servizi di alloggio e ristorazione (-0,8%) mentre in valore si segnala un +2,0%.

Tornando al fronte dei consumi delle famiglie, l’inflazione sale al 4,2% su base annua (da +3,3% di agosto), ancora una volta spinta dalla crescita dei prezzi dei beni energetici (da +17,1% a +22,3%), la variazione più intensa da tre anni a questa parte rilevata dall’Istat, secondo le stime preliminari.

Nel settore alimentare, i prezzi evidenziano una dinamica in accelerazione (da +1,0% a +1,8%), dovuta interamente alla componente non lavorata (da +3,8% a +5,5%), che si riflette sul “carrello della spesa” (da +0,9% a +1,7%). Un effetto sull’inflazione si deve anche alle tensioni sui prezzi dei servizi ricreativi, culturali, e per la cura della persona (da +2,6% a + 2,9%) e a quelli relativi ai trasporti (da +0,8% a + 1,6%). La variazione dell’indice dei prezzi è pari a +0,7% su base mensile. E l’inflazione di fondo si porta a +1,7% (da +1,5%) e la variazione media annua, acquisita a settembre, a +3,1%.

Dal fronte dei consumatori è allarme. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc) si prospetta un autunno “caldo” con l’inflazione che “decolla”. «Il caro carburanti e il caro energia hanno già innescato in agosto una spirale inflazionistica che, senza un intervento immediato del Governo che raddoppi lo sconto sulle accise del gasolio, intervenga su benzina, azzeri gli oneri di sistema sulle bollette e riduca l’Iva sul gas al 5%, andrà fuori controllo. Se nella “top 20” dei rincari mensili di agosto entra già il gasolio per riscaldamento, al 4° posto con +10,7%, cosa succederà quando in ottobre il riscaldamento sarà davvero acceso?»

Per il Codacons a parità di consumi e considerata la spesa totale annua degli italiani, si arriva «una stangata da +1.389 euro annui per la famiglia “tipo”, che raggiunge i +1.918 euro per un nucleo con due figli».

Confcommercio fa notare che «la netta ripresa dell’inflazione rilevata a settembre riflette esclusivamente le tensioni sul comparto energetico e gli impulsi sugli alimentari non lavorati, questi ultimi condizionati dalle difficili condizioni meteorologiche registrate in estate. Il +4,2% dei prezzi rispetto a settembre 2025 costituisce la variazione più intensa da tre anni a questa parte». E «considerando che le variazioni delle quotazioni degli alimentari non lavorati presto si rifletteranno necessariamente su quelle dei lavorati, l’ipotesi – analizza Confcommercio – che il potere d’acquisto delle famiglie nell’ultima parte dell’anno subisca una flessione è da prendere in seria considerazione».

E in questo quadro l’accelerata dei prezzi arriva in un mese caratterizzato da un peggioramento del clima di fiducia. A settembre l’Istat ha registrato un calo sia per i consumatori sia per le imprese. Si tratta di indicatori diversi, ma da cui emerge un quadro in cui le pressioni sui prezzi si accompagnano a una maggiore cautela sulle prospettive economiche.

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