Dopo avere speso centinaia di miliardi per sovvenzionare l’ingresso dei veicoli elettrici nei rispettivi mercati, con grande soddisfazione dei produttori cinesi, orai governi si accorgono che sta calando il gettito fiscale derivante dalla vendita di carburanti e corrono ai ripari lanciando tassazioni specifiche per le auto elettriche, sia quelle esclusivamente a batteria che ibridi plug-in. E dopo la Gran Bretagna tocca anche al Giappone, ed è probabile, anzi, certo che altri paesi ne seguiranno l’esempio, specie quelli che registrano la più alta penetrazione di auto elettriche.
In Gran Bretagna i conducenti di auto elettriche (Bev) e ibride plug-in (Phev) pagheranno una tassa basata sui chilometri percorsi dal 2028. La misura nasce per colmare il calo delle entrate derivanti dalla tassa sul carburante, che si sta riducendo man mano che sempre più automobilisti passano alle auto elettriche.
Conosciuta come “pay-per-mile” o “eVED”, la tassa imporrà ai guidatori di auto elettriche circa 3 pence per miglio e 1,5 pence per miglio ai conducenti di ibridi plug-in. Secondo le proiezioni ufficiali, ciò potrebbe tradursi in circa un esborso di 255 sterline all’anno in più per un conducente medio, con la tassa che potrebbe generare oltre un miliardo di sterline di entrate nel primo anno.
Tuttavia, l’Office for Budget Responsibility (OBR) e molte associazioni del settore automobilistico hanno avvertito che il nuovo onere potrebbe indebolire l’adozione delle auto elettriche, con stime che suggeriscono fino a 440.000 vendite in meno nei prossimi anni rispetto alle previsioni senza la tassa. Per attenuare gli effetti, il governo ha anche annunciato un ampliamento del finanziamento per gli incentivi all’acquisto di auto elettriche e un aumento della soglia del cosiddetto “luxury car tax” per gli Ev, oltre a investimenti nell’infrastruttura di ricarica.
L’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti: mentre alcuni vedono la tassa come un modo più equo per far pagare tutti i guidatori in base all’utilizzo della strada, altri temono che possa mandare segnali contrastanti agli acquirenti e rallentare la transizione verso la mobilità a zero emissioni.
Il governo giapponese sta considerando l’introduzione di una nuova tassa su veicoli elettrici (Ev) e ibridi plug-in (Phev), con entrata in vigore prevista per maggio 2028. La proposta prevede che la tassa sia aggiunta alla “tonnage tax” esistente – un tributo basato sul peso del veicolo che i proprietari già pagano durante le ispezioni annuali obbligatorie – e che l’ammontare della nuova imposta sia determinato in proporzione al peso del veicolo elettrico o ibrido, con veicoli più pesanti che pagherebbero di più.
La motivazione principale dietro questa proposta è la necessità di sostenere i fondi per la manutenzione delle strade, che rischiano di ridursi man mano che sempre più automobili elettriche, che non pagano tasse sui carburanti, entrano in circolazione. Questa situazione potrebbe erodere le entrate tradizionali che finanziano le infrastrutture stradali. La nuova tassa è pensata per compensare in parte questa perdita e per assicurare risorse per la gestione e la manutenzione delle strade statali nel lungo periodo.
Al momento la misura è ancora in fase di proposta e dovrà essere inclusa in una riforma fiscale più ampia e approvata dal parlamento giapponese prima di diventare definitiva. Secondo i dettagli preliminari, l’imposta si applicherebbe principalmente ai veicoli privati non commerciali, lasciando fuori da questa tassa altri segmenti, mentre il calcolo in base al peso del veicolo rispecchia l’idea che veicoli più pesanti (spesso Ev) causino maggior impatto sulle infrastrutture stradali rispetto ad un veicolo tradizionale termico più leggero.
La proposta fa parte di un più ampio dibattito politico su come riformare il sistema fiscale automobilistico giapponese in risposta alla crescente adozione di veicoli a zero emissioni, un settore che sta rapidamente ampliandosi in tutto il mondo. Se approvata, questa tassa rappresenterebbe un cambiamento significativo nelle politiche fiscali del Giappone relative alla mobilità elettrica e potrebbe avere impatti sugli incentivi all’acquisto e sui costi di possesso per i consumatori nel prossimo decennio.
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