Autostrade e trafori alpini sempre più cari da inizio anno, specie dopo che il ministero delle Infrastrutture e trasporti di Matteo Salvini non ha bloccato l’ennesimo aumento dei pedaggi. Dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore le nuove tariffe dei pedaggi autostradali, adeguate all’inflazione con un aumento medio dell’1,5%, pari proprio all’indice di inflazione programmata per l’anno appena cominciato.
«In questi giorni – spiega Altroconsumo – abbiamo quindi analizzato 38 tratte significative della rete italiana e la nostra indagine restituisce un quadro articolato: i rincari ci sono, ma non sono uniformi e colpiscono in modo diverso a seconda delle aree e delle tratte considerate. L’aumento medio rilevato è dell’1,1%, un dato che può apparire contenuto, ma che va letto tenendo conto di tariffe già elevate e dell’uso frequente dell’autostrada da parte di pendolari e lavoratori. Aumenti diffusi, ma importi spesso contenuti: nella maggior parte dei casi rilevati gli aumenti si traducono in 10 o 20 centesimi in più a tratta».
Su collegamenti molto utilizzati nel Nord Italia, come Dalmine-Milano Est, Bergamo-Milano Est o Trento Nord-Bolzano Sud, i rincari percentuali superano il 2%. Anche sulla tratta Agrate Brianza-Milano (A4) l’aumento percentuale risulta più elevato, ma va letto con cautela: si tratta infatti di un collegamento molto breve, dove un incremento di 10 centesimi – su prezzi arrotondati al decimo – produce automaticamente una variazione percentuale più marcata, senza che questo rappresenti un aggravio particolarmente significativo in valore assoluto.
La lettura, però, diventa più interessante se si considera chi sono gli abituali frequentatori di quel tratto: i pendolari sui quali quell’importo pesa di più vista la frequenza con cui percorrono quell’autostrada. Il vero impatto per chi viaggia ogni giorno: il problema, infatti, emerge soprattutto nel medio-lungo periodo. Dieci o venti centesimi in più possono sembrare trascurabili se considerati singolarmente, ma diventano un costo rilevante su base annua per chi utilizza l’autostrada quotidianamente. Pendolari, lavoratori e piccoli operatori economici si trovano così a fare i conti con una spesa complessiva più alta, spesso senza reali alternative di trasporto pubblico efficienti, soprattutto su alcune direttrici extraurbane.
Un indicatore particolarmente utile per valutare il peso dei pedaggi è il costo ogni 100 km, che consente di confrontare tratte di lunghezza diversa. «Lo abbiamo calcolato – spiega Altroconsumo – dividendo il costo del pedaggio per la lunghezza della tratta considerata e moltiplicando il risultato per 100. Da questo punto di vista, l’indagine mette in luce situazioni critiche: la tratta Novara Est-Milano Ghisolfa supera i 14 euro/100 km, mentre la Torino Rondissone-Novara Ovest si avvicina ai 14 euro. Anche in diverse tratte del Lazio, della Campania e lungo l’Adriatico il costo supera stabilmente i 10 euro/100 km, livelli che collocano molte autostrade italiane tra le più care, indipendentemente dagli aumenti entrati in vigore nel 2026. Nessun aumento su molte tratte: circa un terzo delle tratte analizzate non registra alcun aumento nel 2026. È il caso di diversi collegamenti nel NordOvest, nel Centro Italia e soprattutto in Sicilia, dove alcune autostrade restano gratuite. Il risultato è un sistema tariffario poco omogeneo, con forti differenze territoriali che non sempre sembrano legate alla qualità dell’infrastruttura o ai servizi offerti agli utenti.
Assieme alle autostrade sono aumentati i pedaggi per il passaggio dei trafori autostradali alpini.
Considerando il periodo 2021-2026, i pedaggi per transitare nei tunnel stradali del Frejus (Piemonte) e del Monte Bianco (Valle d’Aosta), i due principali corridoi per il transito stradale tra l’Italia e la Francia, hanno registrato un aumento cumulato del 18,5% (nel 2023 ben il +7,36%).
Dal 1° gennaio 2026 i pedaggi per i due trafori alpini sono aumentati dell’1,19% per tutte le categorie di veicoli a seguito della decisione della Commissione intergovernativa italo–francese sulla base del tasso d’inflazione medio maturato in Italia e Francia nel periodo compreso tra settembre 2023 e agosto 2024.
A seguito degli aumenti, per un’autovettura, la corsa semplice costa 56,40 euro in entrambi i trafori, mentre per i camion le tariffe sono differenziate. Veicoli pesanti a due assi: 204,80 euro il pedaggio della corsa semplice e 318,80 euro l’andata e ritorno; veicoli pesanti a tre assi: 411,60 euro la corsa semplice e 646,50 euro l’andata e ritorno; trasporti eccezionali frigo: 219,80 euro la corsa semplice; trasporti eccezionali di categoria B: 1.134,20 euro il singolo passaggio. Costi che possono essere abbattuti considerevolmente ricorrendo agli abbonamenti cumulativi.
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