Per gli automobilisti incappati nella sanzione da autovelox non omologati è più facile cercare di salvare portafoglio e punti patente se la macchinetta è solo autorizzata, le più diffuse lungo le strade del Paese dopo che il giudice del Tribunale di Imperia ha evidenziato per il comune ricorrente, dopo il torto incassato in primo grado dinanzi al Giudice di Pace, il rischio di vedersi condannare con l’aggravante di lite temeraria, con conseguente sanzione, rifusione dei danni all’automobilista e delle spese legali. Con poi la possibilità di vedersi contestare dalla Corte dei conti il danno erariale per una resistenza in giudizio ingiustificata.
La decisione si fonda sul fatto che la giurisprudenza della Corte di Cassazione è ormai consolidata nel ritenere che l’utilizzo di autovelox non omologati sia illegittimo, per cui secondo il giudice di Imperia l’insistenza da parte di un’amministrazione comunale rispetto alla sconfitta dinanzi al Giudice di Pace su ricorso dell’automobilista multato possa raffigurare la mala fede o la colpa grave prevista dall’art. 96 del Codice di procedura civile, facendo scattare la condanna aggravata.
La norma è nata per deflazionare le cause nel civile e punisce la litigiosità pretestuosa o fondata su elementi giuridici ampiamente considerati infondati dalla giurisprudenza superiore, prevedendo che il giudice possa condannare chi perde la causa a pagare i danni alla parte vincente, o su istanza del vincente o anche su decisione d’ufficio, oltre alle spese di lite e ad un’ammenda da 500 a 5.000 euro da pagare alla Cassa delle ammende.
E oltre al rischio di giustificare il proprio operato dinanzi alla magistratura contabile, ora si apre anche il problema della copertura della voce di bilancio da entrata da sanzioni per la violazione del Codice della strada che quasi tutte le amministrazioni comunali mettono puntualmente a bilancio preventivo invece che limitarsi a metterle a consuntivo, come dovrebbero essere in quanto entrate eventuali e straordinarie non programmabili.
Così tanti comuni con bilanci più o meno pinguemente rimpinguati dall’attività inesorabile dell’autovelox, magari piazzato nel punto giusto su una viabilità principale che non arreca effettivi problemi di sicurezza nell’ambito urbano, dovranno mettersi a dieta e cercare di fare cassa con altri metodi, magari a partire dall’evasione fiscale.
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