Il mercato auto in Europa registra una crescita del 2,4% a novembre trainata dalle vetture elettriche e soprattutto ibride. Da inizio 2025 le immatricolazioni – secondo i dati dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei – sono state 12.098.650 con un incremento dell’1,9% sullo stesso periodo del 2024, ma con un calo – rileva il Centro Studi Promotor – di ben il 16,8% rispetto al periodo precedente alla pandemia.
La transizione energetica imposta unilateralmente dalla politica europea procede, nonostante le difficoltà in aumento con il continuo stillicidio di chiusure delle fabbriche e licenziamenti di lavoratori che hanno già superato quota 100.000, avanza lentamente. Nell’intera Europa Occidentale la quota delle elettriche ha toccato il 23,5% contro il 17,5% del novembre 2024. Nella sola Unione Europea la quota di mercato raggiunge il 16,9%.
Il paese più virtuoso è la Norvegia con il 97,6% di quota – grazie anche agli incentivi pubblici garantiti dal fondo sovrano alimentato dagli utili dalla vendita di energia fossile -, seguito dalla Danimarca con il 73,7%, dall’Islanda con il 62,6% e dall’Irlanda con il 41,5%, mentre nei cinque maggiori mercati la quota dell’elettrico in novembre ha toccato il 26,4% nel Regno Unito, il 25,8% in Francia, il 22,2% in Germania, il 9,9% in Spagna e il 12,9% in Italia, grazie ai recenti incentivi.
Nonostante gli incentivi, l’Italia rimane ultima tra i principali mercati per veicoli ricaricabili, evidenza l’Unrae, l’associazione degli importatori di veicoli esteri. L’Anfia (associazione della filiera automotive italiana) sottolinea che in Europa la quota delle elettriche rimane comunque bassa e «i target di CO2 previsti al 2035 non verranno raggiunti». «I Commissari Ue – spiega il presidente Anfia, Roberto Vavassori – si sono concentrati sui target al 2035 e sul post-2035 senza modificare l’obiettivo stabilito al 2030 per le autovetture, mentre la chiusura del mercato di quest’anno non farà altro che evidenziare quanto siamo ancora distanti dal raggiungimento per via di problematiche che rimarranno le stesse nei prossimi 5 anni in assenza di interventi realistici e pragmatici».
Dal presidente del Centro Studi Promotor, Gian Primo Quagliano, arriva una domanda ficcante: «chi risarcirà le case automobilistiche per i danni che il rigore ha provocato? E soprattutto chi risarcirà i troppi lavoratori che hanno perso il posto di lavoro per le pruderie ecologiste dell’Unione europea?» Già, bella domanda e Ursula von der Layen e Teresa Ribera dovrebbero iniziare a risponderne se non di tasca loro, almeno con una seria lettera di dimissioni irrevocabili.
I modelli di auto preferiti dal mercato auto in Europa restano le ibride: le plug-in migliorano del 33,9% (+38,4% nella Ue, ma sono a rischio di revisione delle norme che ora le avvantaggiano sul calcolo delle emissioni, decisamente più basse di quelle reali) e le non ricaricabili del 2,8% (4,2%). Una tendenza che ha colto la Commissione Europea riconoscendo uno spazio alle ibride anche dopo il 2035.
Per il direttore generale dell’Unrae, Andrea Cardinali, però, «restano molte incognite da chiarire. Il Pacchetto automotive doveva finalmente portare certezze sul quadro normativo, un bisogno vitale per operatori e clienti. Al momento, però, queste certezze sembrano ancora di là da venire». Tanto che sulla proposta lanciata dalla Commissione dovranno intervenire pesantemente il Consiglio europeo e lo stesso Europarlamento per raddrizzare la rotta fallimentare del “Green Deal” automobilistico.
I dati di immatricolazione europei registrano il fortissimo il calo delle auto a benzina e diesel: complessivamente la quota è scesa al 36,1% (dal 45,8% del 2024). Da inizio anno le auto a benzina hanno perso il 18,6% nei primi undici mesi, con 2.665.739 immatricolazioni e una quota in calo dal 33,7% al 27%. Tra i costruttori il gruppo Volkswagen si conferma al primo posto in tutta Europa con 2.299.402 nuove immatricolazioni e una crescita del 4,1%. Al secondo posto Stellantis che ha venduto da gennaio 1.760.601 vetture, con un calo del 4,5% sullo stesso periodo dell’anno precedente. La quota di mercato risulta scende dal 15,5% al 14,6%. Continuano a crescere i marchi cinesi con Byd che negli 11 mesi del 2025 ha aumentato le vendite del 240% arrivando a oltre 110.000 unità, mentre Saic – attiva con il marchio MG – ha registrato un +39,4%. Una crescita tumultuosa dei marchi cinesi trainata soprattutto dal vantaggioso rapporto prezzo-qualità di veicoli spinti con motori tradizionali a benzina, esenti dai dazi che colpiscono i modelli elettrici “Made in China”. Continua, invece, la flessione di Tesla pari al 38,8% negli undici mesi con 129.024 immatricolazioni rispetto alle oltre 210.000 dell’anno precedente.
Nel periodo gennaio-novembre tra i primi cinque mercati dell’Europa Occidentale la situazione peggiore è quella della Francia che è sotto il livello ante-pandemia di ben il 27,2%, mentre la Germania perde il 21,4%, l’Italia il 20,2%. Decisamente meglio vanno il Regno Unito con un calo del 13,3% e soprattutto la Spagna (-9,3%).
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