Mercedes-Benz intende chiudere definitivamente negli Stati Uniti il contenzioso legato ai presunti valori eccessivi delle emissioni dei motori nello scandalo “Dieselgate” attraverso il pagamento di oltre 149,6 milioni di dollari. Lo ha reso noto un portavoce del gruppo a Stoccarda, precisando che sono stati raggiunti accordi transattivi con diversi Stati federali americani, che dovranno ora essere approvati dai tribunali competenti.
In passato, a Mercedes-Benz Group e alla sua controllata statunitense era stato contestato il superamento dei limiti sulle emissioni di ossidi di azoto in circa 250.000 veicoli diesel. Per far fronte al rischio legale, il gruppo aveva già accantonato negli anni scorsi le necessarie riserve a bilancio.
Con le intese ora raggiunte, Mercedes-Benz compie «un ulteriore passo decisivo verso la certezza del diritto» in relazione ai procedimenti ancora aperti sul “Dieselgate” negli Usa. «L’azienda chiude così le principali controversie legali rimaste in materia di emissioni diesel negli Stati Uniti», ha spiegato il portavoce, sottolineando che gli accordi consentono di evitare cause lunghe e costose e che la cooperazione con le procure generali degli Stati è stata piena.
Dal 2016 l’ex Daimler era finita nel mirino della giustizia americana per presunte manipolazioni dei dati sulle emissioni di ossidi di azoto. Il gruppo ha però sempre respinto l’accusa di aver utilizzato software illegali di manipolazione, come quelli emersi nello scandalo Volkswagen. A differenza di quanto accaduto a Volkswagen, che nel 2015 ammise frodi su larga scala sotto la pressione delle autorità statunitensi, Mercedes-Benz non ha riconosciuto alcuna colpa nell’ambito degli accordi già siglati né in quello attuale.
Tra il 2008 e il 2016 Mercedes ha equipaggiato oltre 211.000 autovetture e furgoni diesel con dispositivi software che ottimizzavano i controlli delle emissioni durante i test, ma li riducevano durante il normale funzionamento. I dispositivi hanno permesso ai veicoli di superare di gran lunga i limiti di legge per gli ossidi di azoto, un inquinante che può causare malattie respiratorie e contribuisce allo smog. Gli stati hanno affermato che Mercedes ha installato i dispositivi perché non riusciva a raggiungere obiettivi di progettazione e prestazioni come l’efficienza nei consumi, rispettando al contempo gli standard sulle emissioni. La casa automobilistica avrebbe nascosto i dispositivi alle autorità di regolamentazione statali e federali e al pubblico, pubblicizzando i veicoli come “ecologici” e conformi agli standard sulle emissioni.
Daimler AG e Mercedes-Benz USA avevano già concordato nel 2020 di pagare 1,5 miliardi di dollari al governo degli Stati Uniti e alle autorità di regolamentazione dello Stato della California per risolvere le accuse di frode sulle emissioni. Cinquanta procuratori generali, inclusi i procuratori generali del Distretto di Columbia e di Porto Rico, hanno costituito la coalizione annunciata lunedì scorso. L’accordo prevede che la casa automobilistica paghi ai procuratori generali 120 milioni di dollari, con un ulteriore pagamento di 29 milioni di dollari sospeso e potenzialmente annullato in attesa del completamento di un programma di sostegno ai consumatori. Tale intervento si estenderà ai circa 40.000 veicoli con dispositivi che non erano stati riparati o rimossi definitivamente dalla strada entro il 1° agosto 2023. I proprietari di tali veicoli riceverebbero 2.000 dollari a veicolo se installassero un software di modifica delle emissioni approvato e una garanzia estesa. L’accordo prevede inoltre che Mercedes rispetti gli obblighi di segnalazione e si astenga da ulteriori attività di marketing o vendita sleali o ingannevoli di veicoli diesel. Anche Volkswagen ha dovuto pagare 2,8 miliardi di dollari per chiudere una causa penale per frode sulle emissioni.
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