Home Motori Elettrificazione coatta della mobilità, indispensabile cambiare drasticamente rotta

Elettrificazione coatta della mobilità, indispensabile cambiare drasticamente rotta

Artusi: «lo scenario delineato da Commissione e Europarlamento va cambiato dinanzi alla realtà dei dati tecnici e commerciali».

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elettrificazione Automotive europeo Federauto
Il presidente di Federauto, Massimo Artusi.

I nuovi dati tecnici e commerciali a livello europeo circa le reali emissioni dei veicoli elettrici e termici, oltre al bilancio della penetrazione dei veicoli elettrici e ibridi ricaricabili nonostante i miliardi pubblici pompati per facilitarne la diffusione dell’elettrificazione tra i consumatori, miliardi spesso trasferiti ai soli costruttori di veicoli cinesi che hanno registrato un’impressionante crescita e penetrazione commerciale sul mercato europeo a danno dei costruttori e degli addetti delle marche europee, rendono necessario una profonda rivisitazione dei limiti definiti da Commissione e Europarlamento, a partire dal divieto di commercializzazione di veicoli con motore termico al 2035 e le pesanti multe a carico dei costruttori che non rispettano gli obiettivi di emissioni della loro produzione.

Per il presidente di Federauto, l’associazione dei concessionari di veicoli attivi in Italia, Massimo Artusi, «la stagione della revisione dei Regolamenti sui target di emissione della CO2 per autovetture LDV e veicoli industriali HDV rappresenta un’occasione da non perdere per la decarbonizzazione, o defossilizzazione, per rendere più credibili le regole in relazione alle dinamiche del mercato e per allineare le regole stesse a quanto indicano gli studi indipendenti in materia di decarbonizzazione ed elettrificazione dei trasporti».

Questo con particolare riferimento al recente studio del TUM (Technical University Munich – Politecnico di Monaco di Baviera) “Toward a Life Cycle-Based Standard for Automotive Greenhouse Gas Regulation”, che entra nello specifico del come deve essere revisionato il Regolamento (EU) 2019/631 sui target di CO2 per i LDV (autovetture M1 e veicoli commerciali N1), superando il calcolo delle emissioni climalteranti al terminale di scarico e optando per un calcolo più affine possibile al ciclo LCA (Life Cycle Assessment) che considera gli impatti dell’intero carbon footprint del veicolo e che finisce con il penalizzare i veicoli esclusivamente elettrici rispetto a quelli termici alimentati con i biocarburanti.

«Non ci si può più nascondere dietro l’inerzia retorica, ideologica ed astratta, che assegna solo alla tecnologia dell’auto elettrica BEV la facoltà messianica di defossilizzare il sistema dei trasporti – attacca Artusi –. L’evidenza tecnico-scientifica indica con chiarezza che occorre cambiare spartito e ragionare in una chiave pluritecnologica, valorizzando tutte le tecnologie in grado di contribuire a raggiungere i target di defossilizzazione della RED III, quindi – oltre all’elettrico, che presenta indubbi benefici per determinate missioni di mobilità – anche una ibridizzazione sempre più efficiente e una diffusione sempre maggiore dei carburanti rinnovabili (Biofuel, Biometano, Bio-LNG, Bio-etanolo, HVO, RFNBO, ecc)».

Per Artusi «è auspicabile che le Istituzioni UE – a partire dalla Commissione ENVI dell’Europarlamento – si rendano conto che il trend europeo del mercato – con ben 10 Paesi membri, inclusi mercati importanti come Italia, Spagna, Polonia e Cechia, che assegnano alle BEV – i veicoli a batteria – una quota di mercato a 1 cifra – non è compatibile con gli obiettivi di elettrificazione dell’attuale Regolamento e con le relative multe a carico dei costruttori (dov’è la rete elettrica e dov’è l’energia elettrica verde a condizioni economiche accessibili?) e colgano l’occasione per attuare quanto indicato in modo ineludibile nello studio indipendente del TUM».

Quindi, se si vuole realmente abbattere le emissioni della mobilità, per Artusi è necessario «mettere sul medesimo livello tutte le tecnologie in grado di defossilizzare il sistema, affiancando alla tecnologia delle BEV anche le tecnologie dei VEEF (Vehicle running Exclusively with Eligible Fuels), così come concepiti nell’ambito dei lavori della stessa Commissione ENVI dell’Europarlamento».

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