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Ets2 rincara la spesa annua per carburanti e riscaldamento

Denuncia di Assogasliquidi sull’applicazione della tassazione sul carbonio ai combustibili.

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Rinviata di un anno (e, si spera, che rapidamente sia condotta a morte), l’entrata in vigore dell’Emission trade system2 (Ets2) applicata ai combustibili dal 2027, con effetti dal 2028, comporterà a carico delle aziende e consumatori costi aggiuntivi tra 2 e 15 miliardi di euro e tra 0,7 e 5 miliardi per il residenziale al 2030, a seconda dell’andamento delle quotazioni internazionali della CO2.

Secondo uno studio di Bip, multinazionale di consulenza strategica, commissionato da Assogasliquidi-Federchimica emerge che l’introduzione dell’Ets2 (normativa che prevede l’acquisto di quote di CO2 per il trasporto stradale e il riscaldamento) può portare a «un significativo incremento per famiglie e imprese della spesa annuale per il riscaldamento fino a 600 euro all’anno. Nel settore della mobilità leggera la spesa per la quota carburante potrebbe subire un aumento fino a 280 euro all’anno».

Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica osserva che «anche su trasporto leggero e residenziale l’Ets2 inciderà molto sull’economia italiana e il suo impatto si sommerà a quello della direttiva Red III (terza direttiva europea sulle energie rinnovabili); ciò suggerisce flessibilità e cautela in sede applicativa. Dalle analisi di Bip – prosegue Cimentiemerge, nei diversi scenari di applicazione dell’Ets2, la capacità del Gpl di mantenere competitività economica rispetto alle altre fonti e vettori. Al tempo stesso è urgente sostenere la crescita di disponibilità delle soluzioni bio e rinnovabili (bio Gpl e rDme). Perciò abbiamo chiesto di impiegare le risorse derivanti dalle aste per incrementare bioGpl e Dme rinnovabili, e ridurre i costi generati dalla normativa sulle famiglie, con apposite compensazioni sul costo della bolletta energetica».

Secondo lo studio Bip le alimentazioni a Gpl registrano un Tco (Total Cost of Ownership, parametro per conoscere il costo totale di un bene lungo tutto il suo ciclo di vita) inferiore del 10-40% rispetto alle alternative; nel residenziale il Gpl ha costi inferiori del 30-50% rispetto alle alternative. Di qui, il governo Meloni invece di sprecare 600 milioni di euro per regalare bonus assurdi a chi ha comprato un’auto elettrica quasi sempre di produzione cinese, avrebbe fatto meglio ad incentivare l’installazione di impianti GPL sulle auto già in circolazione a prescindere dal loro standard Euro 0-6 e a spingere le case automobilistiche a vendere modelli con motori termici già all’origine equipaggiati con l’alimentazione a Gpl, meglio se ad iniezione diretta per ridurre ulteriormente i consumi e le emissioni. E lo stesso sarebbe utile che si facesse per l’anno in corso e per i prossimi per sostenere una transizione ecologica realmente fattibile e non puramente ideologica.

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