Home Motori Immatricolazioni auto in Europa: il primo trimestre chiude in positivo (+4,1%)

Immatricolazioni auto in Europa: il primo trimestre chiude in positivo (+4,1%)

A marzo la crescita continentale è stata dell’11,1%, con una buona spinta dell’elettrico. Le innovazioni annunciate nel comparto delle batterie rischiano di deprimere le quotazioni dei veicoli con vecchia tecnologia. Volkswagen taglia la produzione in Ue di 1ml di pezzi.

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Nel mese di marzo 2026 le immatricolazioni auto in Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) sono state 1.581.169 autovetture con un incremento dell’11,1% sullo spesso mese dello scorso anno. Il consuntivo del primo trimestre sale così a 3.521.110 autovetture immatricolate con un incremento sullo stesso periodo del 2025 del 4,1%, ma con un calo del 15,1% sui livelli ante-crisi, cioè sul 2019.

Il bilancio del primo trimestre 2026 mostra andamenti differenziati nei principali paesi dell’Unione. In Germania la crescita è del 5,2%, nel Regno Unito sale al 5,9%, in Italia si registra un incremento del 9,2%, in Francia un calo del 2,1% e in Spagna un incremento del 7,6%.

Molto più sensibile della media nell’intera area è la crescita delle vetture elettriche che nel primo trimestre fanno registrare un incremento sullo stesso periodo del 2025 di ben il 26,2% con andamenti anche in questo caso differenziati tra paese e paese. La crescita più forte nei primi cinque mercati si registra in Italia (+65,7%), trainata dalla coda dei bonus decollati nell’ottobre 2025, che resta tuttavia tra i cinque maggiori mercati quello in cui la quota delle auto elettriche è più bassa in quanto tocca il 7,9%, con un miglioramento tuttavia sensibile rispetto allo stesso periodo del 2025 in cui la quota delle elettriche era stata del 5,2%. Decisamente importante per le elettriche è poi l’incremento che si registra in Francia (+50,4% sempre nel primo trimestre), mentre in Germania l’incremento delle elettriche nel primo trimestre è del 41,3%, in Spagna si tocca il 41,6% e nel Regno Unito il 14,5%.

La crescita dell’elettrico è ovunque sostenuta da incentivi e anche la quota del 7,9% raggiunta in Italia, sempre nel primo trimestre, è dovuta al graduale smaltimento delle prenotazioni sullo stanziamento per incentivi all’auto elettrica dell’ottobre scorso.

Di notevole interesse nei dati diffusi dall’Acea, sono anche i risultati delle auto ibride plugin (o ibride con la spina) che consentono di ricaricare le batterie di bordo dall’esterno. L’ibrido plug-in, che molti ritengono possa diventare la soluzione privilegiata qualora l’Unione europea decida di attenuare il suo rigore ecologista, ha visto la sua quota nel primo trimestre 2026 salire al 10,1% delle immatricolazioni contro il 7,9% dell’anno precedente e con quote di mercato in crescita in tutti i principali mercati dell’area. Anche se su questo genere di veicoli pesano i dati sull’effettivo inquinamento dovuto alle modalità reali di utilizzo, visto che in media sono pochi i guidatori, specie quelli delle flotte, che ricaricano con metodo la batteria di bordo, finendo con il circolare quasi sempre a batteria scarica e con il motore a benzina che ha consumi ed emissioni superiori ai veicoli Diesel, specie se quest’ultimi sono alimentati con i nuovi carburanti rinnovabili.

E mentre Volkswagen annuncia il taglio della capacità produttiva negli stabilimenti europei di un milione di vetture per potenziare la sua capacità sul mercato cinese, le novità annunciate dalle varie case cinesi e giapponesi nel campo delle batterie con l’introduzione di nuove chimiche e tecnologie che aumentano la capacità, migliorano la sicurezza e riducono i tempi di ricarica rischiano di rendere rapidamente obsolete le batterie che oggi equipaggiano i veicoli elettrici con l’aumento della svalutazione sul mercato dell’usato, che già oggi sconta un deprezzamento superiore rispetto ai modelli con motore termico.

Per Roberto Vavassori, presidente di ANFIA, la filiera automotive italiana, «i veicoli ibridi plug-in costituiscono un valido strumento di decarbonizzazione nella transizione energetica in atto; i tentativi, spesso di parte, di screditare questo tipo di propulsione non aiutano certamente i consumatori a discernere con obiettività e arrecano danno all’industria europea. Infine, teniamo a precisare che da tempo ANFIA, insieme alle altre maggiori associazioni, sta portando all’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee il tema della fiscalità delle auto aziendali». Fattore derimente, specie in una realtà come quella italiana, per risollevare strutturalmente il mercato auto, oltre a mettere imprese, lavoratori autonomi e professionisti in grado di combattere ad armi pari con i loro concorrenti esteri.

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